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domenica 8 gennaio 2017

INSEGNAMENTI. Battesimo nello Spirito Santo

L’espressione “battesimo nello Spirito Santo” viene di sovente usata in ambito pentecostale o carismatico, per identificare quell’esperienza nella quale il credente, dopo avere già ricevuto lo Spirito Santo, viene battezzato in esso con la conseguente evidenza esteriore del parlare in altre lingue.
Per intenderci, secondo questa dottrina, esistono due esperienze distinte l’una dall’altra, nella prima la persona riceve lo Spirito Santo divenendo così una nuova creatura, ovvero la nuova nascita, mentre nella seconda esperienza chiamata “battesimo nello Spirito Santo” (o “rivestimento di potenza”) il credente viene “potenziato” nelle capacità e nel coraggio, tale esperienza, ci viene detto, è sempre seguita dal parlare in altre lingue a loro sconosciute, alcuni sostengono trattarsi di vere lingue umane (= xenoglossia) altri di un linguaggio estatico incomprensibile (= glossolalia).
La maggioranza dei pentecostali reputa questa seconda esperienza come qualcosa di molto importante, ma non di fondamentale ai fini della salvezza.

Motivazioni nelle dottrine pentecostali

Gli esempi presentati a prova della veridicità della dottrina del “battesimo nello Spirito Santo” sono fondamentalmente i seguenti tre:

- Nel primo viene insegnato che nel momento in cui Gesù soffiò sui discepoli dicendo “...Ricevete lo Spirito Santo...” Giovanni 20:22-23 ciò significa che i discepoli sperimentarono la nuova nascita o rigenerazione, ricevendo così in loro stessi lo Spirito Santo. Di conseguenza ciò che accadde a pentecoste, quaranta giorni più tardi, non è altro che una seconda esperienza distinta dalla precedente, e che in quel giorno i discepoli ricevettero “rivestimento di potenza”, come preannunciato da Gesù in Atti 1:8.

- Il secondo episodio lo incontriamo in Atti 8, qui il soggetto sono dei Samaritani che dopo aver creduto alla predicazione di Filippo viene loro somministrato il battesimo in acqua (v. 12). La notizia giunge agli Apostoli che, saputo che la Samaria aveva accolto la Parola di Dio, mandano loro Pietro e Giovanni (v. 14), che una volta giunti lì “...pregarono per loro affinché ricevessero lo Spirito Santo; infatti non era ancora disceso su alcuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Quindi imposero loro le mani, ed essi ricevettero lo Spirito Santo.” (v. 15-17).

- Il terzo, ed ultimo esempio, ritrae Paolo che giunto ad Efeso incontrando dei discepoli chiede loro:
«Riceveste lo Spirito Santo quando credeste?» Gli risposero: «Non abbiamo neppure sentito dire che ci sia lo Spirito Santo». Egli disse loro: «Con quale battesimo siete dunque stati battezzati?» Essi risposero: «Con il battesimo di Giovanni». Paolo disse: «Giovanni battezzò con il battesimo di ravvedimento, dicendo al popolo di credere in colui che veniva dopo di lui, cioè, in Gesù». Udito questo, furono battezzati nel nome del Signore Gesù; e, avendo Paolo imposto loro le mani, lo Spirito Santo scese su di loro ed essi parlavano in lingue e profetizzavano. Erano in tutto circa dodici uomini.” (Atti 19:2-7)

Questi esempi sono usati per rivendicare il fatto che il “battesimo nello Spirito Santo” si tratta di un’esperienza distinta dalla nuova nascita, che si manifesta necessariamente attraverso il dono delle lingue. E viste sotto questo punto di vista i fatti sembrano dargli ragione, ma questo accade perché si commette il fatale errore di considerare tali eventi come similari fra loro e ordinari invece di esaminarli nel loro vero contesto, come eventi distinti e straordinari in armonia con l’intero insegnamento biblico.

Gesù disse: “Ricevete lo Spirito”

In risposta al primo esempio che ci mostra Gesù che soffia sui discepoli, bisogna innanzitutto prendere atto del fatto che la Parola non dice che essi sperimentarono la nuova nascita, o che da quel dato momento furono salvati, queste sono supposizioni e speculazioni, tutto ciò che ci è dato di sapere è che Gesù “...soffiò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo.” (Giovanni 20:22). Siamo inoltre a conoscenza di episodi nei quali vi sono persone ripiene di Spirito Santo, come Elisabetta, Zaccaria, o Giovanni il Battista, antecedenti all’episodio di Gesù che soffia sui discepoli, ciò dimostra la presenza di persone alle quali, per particolari motivi e ruoli, come dice la Scrittura, erano ripiene di Spirito Santo, o ancora, come nel caso dei profeti, persone pienamente guidate dallo Spirito, ma questo dimorava SU loro, e non IN loro. Allo stesso modo gli apostoli ricevettero lo spirito da Gesù per particolari motivi, ed anche per il ruolo che era loro affidato, ciò nonostante quanto ricevettero non si tratta della promessa fatta ad OGNI vero credente dalla pentecoste in avanti, come non lo era neppure per Elisabetta, Zaccaria e Giovanni Battista, e questo è chiaro dal fatto che la Parola dice “...lo Spirito, infatti, non era ancora stato dato, perché Gesù non era ancora glorificato.” (Giovanni 7:38-39).

Fino al momento in cui Gesù non fu glorificato, lo Spirito promesso non poteva essere sparso, ciò accadde SOLO in seguito alla sua ascesa in cielo e non prima.

Samaritani e Giudei

Nel secondo caso, dobbiamo considerare innanzitutto che per secoli Giudei e Samaritani vissero in conflitto, ciò emerge bene nell’episodio nel quale Gesù incontra la Samaritana al pozzo, lo scrittore ci rende noto che “...i Giudei non hanno relazioni con i Samaritani.” (Gv. 4:9) essi leggevano la Torà e credevano in ciò che vi è scritto, infatti nel verso 20 la donna dice “I nostri padri hanno adorato su questo monte, ma voi dite che a Gerusalemme è il luogo dove bisogna adorare».” da queste parole emerge il conflitto, ma Gesù ribadisce “Voi adorate quel che non conoscete; noi adoriamo quel che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma l'ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori.” Gesù esprime apertamente che la salvezza (che è Lui) viene (discende) dai Giudei, ma che ciò che il Padre cerca è chi lo adori in Spirito e verità, che sia Giudeo, Samaritano o Gentile, non importa!
Ciò che accadde nell’episodio dei samaritani è direttamente legato a questo conflitto, vi fu perciò la necessità della presenza di almeno un Apostolo per conferma verso i Samaritani che la Salvezza veniva dai Giudei e che anche loro erano inclusi nel nuovo eterno patto, e viceversa era necessaria una conferma verso i Giudei che anche i Samaritani avevano ricevuto lo Spirito Santo allo stesso modo di loro pur non essendo parte del popolo di Dio nella purezza della linea di sangue.

Inoltre bisogna fare una constatazione importante in merito al passo in esame, infatti alcuni sostengono che i Samaritani avevano ricevuto “una misura di Spirito Santo” e che in seguito ricevettero la pienezza, per appoggiare l’idea di una doppia esperienza, però ciò NON È SCRITTO, si tratta di una deduzione, per altro anche arbitraria, infatti leggiamo che i due discepoli “...andarono e pregarono per loro affinché ricevessero lo Spirito Santo” (v. 15) non è scritto che dovevano ricevere la pienezza, ma lo Spirito Santo stesso, questo perché “non era ancora disceso su alcuno di loro” (v. 16) e dal momento che furono loro imposte le mani ciò che accadde fu proprio che “...essi ricevettero lo Spirito Santo.” (v. 17) la bibbia non dice che ricevettero pienezza o potenza, ma lo Spirito Santo stesso, per il semplice fatto che prima non lo avevano, dire che lo avevano solo in parte è una deduzione che va oltre ciò che è scritto.

Riceveste lo Spirito Santo quando credeste?

Nel terzo ed ultimo episodio, Paolo chiede loro: “Riceveste lo Spirito Santo quando credeste?” (At.19:2) la risposta fu NO! “Non abbiamo neppure sentito dire che ci sia lo Spirito Santo” come possono essere dei nati di nuovo, delle persone che non hanno lo Spirito Santo e non sanno nemmeno che esiste? Direi che è semplicemente improbabile. 
Prendiamo ad esempio Cornelio, la bibbia ci dice che “Quest'uomo era pio e timorato di Dio con tutta la sua famiglia, faceva molte elemosine al popolo e pregava Dio assiduamente.” (At. 10:2) si tratta forse di un NON credente? Certo che no, Cornelio credeva! Era un credente, ma non un nato di nuovo rigenerato dallo Spirito Santo, infatti ebbe bisogno della rigenerazione per entrare a far parte dei salvati. [vedi il capitolo “Fede che salva”]

Così Paolo chiese a questi discepoli di che battesimo fossero stati battezzati (v. 3), in tale modo si accertò della base della loro fede, ed essi dissero che erano stati battezzati con il Battesimo di Giovanni Battista, leggiamo a questo punto cosa Paolo risponde (v. 4) “Giovanni battezzò con il battesimo di ravvedimento, dicendo al popolo che dovevano credere in colui che veniva dopo di lui, cioè in Cristo Gesù” ecco la chiave per capire il testo, Paolo, parafrasando, sta dicendo loro: “Dovete credere in Cristo, è a Lui che Giovanni ha preparato la via, è nel Suo nome che dovete credere, ed è in Lui che dovete confidare d’ora in avanti”
. E fu proprio dopo aver udito ciò che “...furono battezzati nel nome del Signore Gesù” e la conseguenza fu che sperimentarono la nuova nascita che Dio volle attestare attraverso i doni di lingue e profezie (v. 6), dimostrando così che l’unica fede salvifica e rigeneratrice è quella in Gesù Cristo.

Alcuni affermano che le persone in questione furono salvate e rese partecipi dello Spirito Santo prima del battesimo, dopo la predicazione di Paolo, e solo in seguito ricevettero il “Battesimo nello Spirito” attraverso l’imposizione delle mani da parte di Paolo. Si pensa ciò dal momento che è lo Spirito Santo che convince di peccato (Gv. 16:8), e che senza di esso non si può credere.

Innanzitutto NON C’È SCRITTO che dopo la predicazione di Paolo e prima del battesimo le persone furono salvate e neppure che ricevettero lo Spirito.

Inoltre già alla pentecoste Pietro espresse con chiarezza questa possibilità:
“E Pietro a loro: «Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo.”
(Atti 2:38) Pietro esorta al ravvedimento e al battesimo, specificando che solo dopo questo atto di ubbidienza avrebbero ricevuto lo Spirito Santo, malgrado è lo Spirito che spinga al ravvedimento, ciò non significa che esso dimori già nella persona, e le parole di Pietro in merito sono eloquenti. Solo ravvedimento seguito da battesimo avrebbe loro concesso di ricevere lo Spirito promesso, questo perché il battesimo, per usare parole di Pietro, è la richiesta di una buona coscienza davanti a Dio, perciò una presa di posizione. Dio ama coloro che in ubbidienza scelgono per Lui e dona loro il Suo Spirito. In ogni caso Dio fa quello che vuole e come nell’episodio di Cornelio, per particolari motivi, ha permesso la ricezione dello Spirito ancora prima del battesimo in acqua.




Un importante chiarimento

Queste tre vicende prese separatamente e nel loro contesto, assumono un valore differente da quello attribuitogli facilmente, il periodo degli Atti è senza ombra di dubbio un periodo straordinario e non ordinario, non fraintendete, ciò non significa che Dio sia cambiato o che Egli non si usi più dei Suoi figli mostrando miracoli o opere impossibili all’uomo, ma piuttosto che il glorioso Vangelo di Cristo NECESSITAVA (come anche gli Apostoli che lo annunciarono) della testimonianza da parte di Dio a dimostrazione della loro autorità e veridicità, non va perciò creata confusione a motivo della difficoltà di collocare questi eventi così straordinari.



L’autore della lettera agli Ebrei scrive:

“come scamperemo noi se trascuriamo una così grande salvezza? Questa, dopo essere stata annunciata prima dal Signore, ci è stata poi confermata da quelli che lo avevano udito, mentre Dio stesso aggiungeva la sua testimonianza alla loro con segni e prodigi, con opere potenti di ogni genere e con doni dello Spirito Santo, secondo la sua volontà.”
(Ebrei 2:3-4)
Da notare l’espressione al passato, come ad indicare un evento straordinario non più presente nel periodo nel quale l’autore scrive, Dio volle, affermare e confermare gli Apostoli, e anche che la vera ed unica fede salvifica proveniente da Gesù era concessa a tutti, Ebrei o Gentili, e per fare ciò, come ci suggerisce il passo sopraccitato “...Dio stesso aggiungeva la sua testimonianza alla loro con segni e prodigi”.


L’insegnamento biblico

Se consideriamo l’intero insegnamento biblico, vedremo che in esso è presente una linearità. - Nell’AT abbiamo le promesse che Dio fece al Suo popolo: “Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne.” (Ezechiele 36:26).
- Questa promessa è rinnovata da Giovanni Battista “Io vi ho battezzati con acqua, ma lui vi battezzerà con lo Spirito Santo».” (Marco 1:8) 
- Ed in seguito confermata svariate volte nei vangeli da Gesù stesso (Giovanni 14:16; 15:26; 16:7) e non solo ci viene detto in cosa consiste la promessa, ma anche il quando l’avremmo vista realizzarsi “Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d'acqua viva sgorgheranno dal suo seno». Disse questo dello Spirito, che dovevano ricevere quelli che avrebbero creduto in lui.
lo Spirito, infatti, non era ancora stato dato, perché Gesù non era ancora glorificato.” (Giovanni 7:38-39).

Non c’è ombra di dubbio, tutti quelli che avrebbero creduto in Cristo in modo genuino per certo sarebbe stato dato loro lo Spirito Santo, ma questo, come dice il testo, poteva accadere SOLO ed UNICAMENTE dopo la glorificazione di Gesù. Infatti proprio nel giorno che Egli ascese in cielo disse: “Trovandosi con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l'attuazione della promessa del Padre, «la quale», egli disse, «avete udita da me.” (Atti 1:4) e quale era questa promessa? Proprio quella che abbiamo visto fino ad ora, il ricevimento dello Spirito Santo NEL credente che diviene una nuova creatura, con un nuovo cuore. Ciò avvenne alla pentecoste, nella quale
Dio volle confermare questo fatto con il miracolo delle lingue.
Inoltre Pietro fece un discorso molto chiaro alle persone presenti, dicendo innanzitutto che ciò che essi vedevano era determinato dal fatto che Dio aveva sparso il Suo Spirito (Atti 2:17) prosegue poi palesando che Colui che hanno crocifisso era veramente il Cristo promesso, detto ciò le persone furono compunte nel cuore (v. 37) chiesero così a Pietro cosa dovessero fare, e lui risponde: “Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo.” (Atti 2:38) nelle parole di Pietro non ci sono dubbi, chi si ravvede genuinamente e si battezza, riceve PER CERTO lo Spirito Santo, questo perché così é stato promesso nell’AT, è stato confermato da Gesù, ed è stato dimostrato proprio prima dal discorso fatto da Pietro che al verso 39 dice: “Perché per voi è la promessa, per i vostri figli, e per tutti quelli che sono lontani, per quanti il Signore, nostro Dio, ne chiamerà».”
Questa è la promessa, e non ce ne sono altre, Pietro non fa distinzioni fra ciò che ha sperimentato lui assieme agli altri discepoli presenti, e fra ciò che gli uditori avrebbero ricevuto in seguito a ravvedimento e battesimo.

“In lui voi pure, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza, e avendo creduto in lui, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio si è acquistati a lode della sua gloria.”
(Efesini 1:13-14)

Ancora una volta Paolo conferma che la promessa È IL RICEVIMENTO DELLO SPIRITO SANTO, e nient’altro. Innanzi tutto si ode la verità, ovvero il vangelo, si crede e si riceve lo Spirito Santo promesso, questo è ciò che è sempre avvenuto dalla pentecoste in avanti (Galati 3:2).
Non esiste un insegnamento nelle epistole di una nuova nascita seguita da una seconda esperienza chiamata “battesimo nello Spirito Santo”, ma si parla sempre di persone rigenerate mediante la Parola di Dio, che attraverso lo Spirito Santo sono divenute delle nuove creature.

Essere ripieni di Spirito Santo.

Coloro che credono nel “battesimo nello Spirito Santo”, come una seconda esperienza susseguente alla nuova nascita, considerano l’uso dell’espressione “...furono tutti ripieni di Spirito Santo”, ad esempio in Atti 2:4, come un riferimento al “battesimo nello Spirito Santo” che si manifesta forzatamente e senza eccezioni attraverso il dono delle lingue, rendendo così il credente partecipe di questa esperienza di categoria A [per usare un termine che faciliti la comprensione].
Eppure la Bibbia è ben lungi da insegnarci una cosa simile, alla pentecoste gli Apostoli furono riempiti di Spirito Santo, dovremmo così reputarli di categoria A, eppure furono loro stessi a pregare Dio affinché gli concedesse “...di annunziare la tua parola con ogni franchezza, stendendo la tua mano per guarire e perché si compiano segni e prodigi nel nome del tuo santo Figlio Gesù».” (Atti 4:29-30) dopo la preghiera accadde che “il luogo dove erano radunati tremò; e furono tutti ripieni di Spirito Santo, e annunziavano la parola di Dio con franchezza.” qui furono gli stessi Apostoli che ebbero bisogno nuovamente il riempimento di Spirito Santo, poiché questo non è permanente, così in questo secondo caso non si manifestò attraverso il dono delle lingue, ma nel fatto che essi “annunziavano la parola di Dio con franchezza”.
Perché se si trattava di credenti passati dal “livello B” al “livello A” ebbero bisogno di una nuova effusione?

Nella conversione di Paolo, Anania, avvisato in visione da parte di Gesù, si recò dall’allora Saulo e gli disse “Fratello Saulo, il Signore Gesù, che ti è apparso sulla via per la quale venivi, mi ha mandato perché tu ricuperi la vista e sii ripieno di Spirito Santo.” (Atti 9:17) e fu proprio ciò che accadde “In quell'istante gli caddero dagli occhi come delle scaglie, e riacquistò la vista; poi si alzò e fu battezzato. E, dopo aver preso cibo, egli ricuperò le forze. Poi Saulo rimase alcuni giorni con i discepoli che erano a Damasco.” (v. 18) la Parola non ci parla di segni particolari (come il dono delle lingue), anche se qualcosa di miracoloso accadde, ovvero che riacquistò la vista e da lì in avanti il persecutore divenne un perseguitato.

Paolo al capitolo 5 della lettera agli Efesini esorta i suoi lettori a vivere una vita santa, separata dal peccato, a ricercare la comunione con Dio, e al verso 18 dice “E non vi inebriate di vino, nel quale vi è dissolutezza, ma siate ripieni di Spirito” e come poterlo essere? Nel verso successivo la risposta “parlandovi gli uni gli altri con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e lodando col vostro cuore il Signore,” chi è credente da qualche anno può testimoniare di questa realtà.
Ricordo allʼinizio della mia conversione vivevo un estremo e continuo combattimento nella carne ma in un certo periodo dedicai tutto il mio tempo a conoscere meglio Dio esaminando la Sua Parola... tanto era il desiderio di glorificarlo che decisi di imparare a suonare la chitarra. In quel tempo non ci fu letteralmente spazio per il peccato, e avevo un fortissimo desiderio di testimoniare a chiunque ciò che il Signore stava operando in me, potevo in effetti sperimentare cosa significa vivere nella pienezza dello Spirito Santo.

 Ed è proprio questo quello che Paolo sta dicendo agli Efesini, così era anche per Stefano “...uomo ripieno di fede e di Spirito Santo...” (Atti 6:5) che non ci viene detto parlasse in altre lingue, eppure la Sua pienezza di Spirito la possiamo ammirare nel suo discorso e susseguente martirio (Atti 7).

Quando i credenti sono ripieni di Spirito Santo, non significa che hanno ricevuto il battesimo nello Spirito, questa mala interpretazione ancora una volta è frutto di supposizioni e “acrobazie bibliche”, come appena visto, la pienezza dello Spirito Santo è, sia una ricerca continua da parte del credente (Efesini 5:18), che una “marcia in più” da parte di Dio in momenti particolari e difficili (Atti 4:29-30).

In Galati 5:2 Paolo spiega quale è il frutto dello Spirito “Il frutto dello Spirito, invece, è amore, allegrezza, pace, longanimità, benignità, bontà, fedeltà, dolcezza, temperanza;” ovviamente più una persona è ripiena dello Spirito di Cristo, più queste cose si troveranno in lui con abbondanza. Questi sono elementi che ci danno modo di vedere la verità della fede in una persona, e sono contrapposti alle opere della carne, che sono “fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte, invidie, ubriachezze, gozzoviglie, e altre simili cose; circa le quali io vi prevengo, come anche v’ho già prevenuti, che quelli che fanno tali cose non erederanno il regno di Dio.” (Galati 5:19-21) spesso ci si sofferma su peccati come fornicazione o idolatria, ma è interessante notare che in questa lista sono presenti anche inimicizie, discordie, contese, divisioni e sètte

Con lo Spirito Santo e con il fuoco

C’è un espressione di Giovanni Battista molto usata/abusata in ambito pentecostale ed è la seguente “...vi battezzerà con lo Spirito Santo e con il fuoco” (Matteo 3:11; Luca 3:16) alcuni pensano che l’espressione “e con il fuoco” si riferisce all’esperienza avvenuta alla pentecoste dove “apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano e se ne posò una su ciascuno di loro.” (Atti 2:3) questa arbitraria interpretazione non tiene conto di alcuni ed importanti elementi, innanzitutto che il termine battesimo (baptisma) significa “immergere in acqua” mentre alla pentecoste i discepoli non furono immersi nel fuoco, ma tali lingue si posarono semplicemente sopra di loro. Inoltre questa interpretazione non tiene conto dell’intero contesto nel quale vengono pronunciate le parole. Infatti, nel passo in questione, Giovanni Battista (v. 7-10) “...vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire l'ira futura? Fate dunque dei frutti degni del ravvedimento. Non pensate di dire dentro di voi: "Abbiamo per padre Abraamo"; perché io vi dico che da queste pietre Dio può far sorgere dei figli ad Abraamo. Ormai la scure è posta alla radice degli alberi; ogni albero dunque che non fa buon frutto, viene tagliato e gettato nel fuoco.”
Come potete vedere il Battista aveva già da prima cominciato a parlare di fuoco, ed è a questo punto che dice “Io vi battezzo con acqua, in vista del ravvedimento; ma colui che viene dopo di me è più forte di me, e io non sono degno di portargli i calzari; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con il fuoco.” Giovanni non sta parlando unicamente a persone che credono, ma anche ad increduli insegnando loro che Gesù verrà per gli uni e per gli altri in modo differente, infatti nei versi successivi completa il discorso dicendo (v. 12) “Egli ha il suo ventilabro in mano, ripulirà interamente la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con fuoco inestinguibile.” Ecco la spiegazione del passo, Giovanni sta insegnando che Gesù avrebbe battezzato i credenti con lo Spirito e i non credenti con il fuoco. Un’altra prova di ciò deriva dal fatto che gli unici che riportano l’intera vicenda sono gli evangelisti Matteo e Luca, mentre Marco non illustrando a fondo tutto l’accaduto omette completamente la parte riguardante il fuoco e dice “Io vi ho battezzati con acqua, ma lui vi battezzerà con lo Spirito Santo” (Marco 1:8). Lo stesso principio vale anche all’inizio degli Atti dove Gesù ribadisce la promessa “Perché Giovanni battezzò sì con acqua, ma voi sarete battezzati in Spirito Santo fra non molti giorni».” nuovamente la parte riguardante il fuoco viene omessa, a motivo del fatto che le parole di Gesù erano rivolete solo ai Suoi discepoli.

L’opera dello Spirito Santo:

Gesù disse che lo Spirito Santo alla Sua venuta “convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio.” (Gviovanni 16:8) essa è la prima opera che lo Spirito di Cristo compie all’interno di un non credente, producendo in lui il ravvedimento.
La domanda che perciò deve porsi un credente non è se ha parlato in “altre lingue” ovvero, secondo la concezione pentecostale, se sei stato battezzato nello Spirito Santo, ma piuttosto se sei stato convinto di peccato, giustizia e di giudizio, ovvero: ti rendi conto di essere un misero peccatore ingiusto e totalmente imperfetto degno della condanna divina?
Sei cosciente che se Dio dovesse giudicarti saresti trovato colpevole, mancante e giustamente punito con l’inferno eterno?
Ti sei ravveduto per questo, provando dispiacere e desiderio di piacere a Dio?
Sei consapevole del fatto che l’unico modo per comparire giusto davanti al Padre, e di conseguenza scampare alla Sua ira che incombe su di te, è quello di credere in Gesù, il Cristo, e darti completamente a Lui, affinché la tua ingiustizia è imputata a Lui e la Sua giustizia è imputata a te così da apparire giusto davanti a Dio in modo immeritato? (2Corinzi 5:21).

Se queste cose si trovano in te abbondantemente (e continueranno ad esserci) significa che lo Spirito di Dio sta lavorando nella tua vita, ma se non provi dispiacere per i peccati commessi, e pensi che in fondo non sei così male dal momento che esistono persone peggiori di te, allora conviene veramente che tu ti esamini per vedere se sei nella fede, indipendentemente dal fatto che parli in “altre lingue” ed hai sempre creduto, come ti hanno insegnato, di essere battezzato nello Spirito Santo.

Fede che salva

Ai tempi della riforma nacque un’aspra discussione attorno alla parola fede. Dal momento che a gran forza i riformatori dicevano che solo ed unicamente per mezzo della fede si ottiene la giustificazione fu importante determinare quali sono gli elementi necessari della fede che salva. Ovvero, da cosa deve essere composta una vera fede salvifica?
I riformatori arrivarono a questa conclusione, che una vera fede che salva è composta da almeno tre elementi principali che sono i seguenti: notitia, assensus e fiducia. Vogliamo dare un'occhiata a queste difficili parole?

La Notitia si riferisce alla conoscenza. Infatti per quanto la fede non sia la stessa cosa della conoscenza, essa non ne è sprovvista, la fede salvifica non si verifica in uno stato di vuoto intellettuale, non si tratta di credulità. La fede che salva deve credere nella verità, non è sufficiente la sincerità se essa non poggia sulla verità. Se una persona crede di essere Dio non importa quanto sia sincera nel crederlo, ciò non cambierà il fatto che lui non è Dio. Notitia si riferisce perciò al contenuto della fede, per essere salvati bisogna credere a delle nozioni fondamentali, come al fatto che esiste un Dio e che esso non è una pianta o un sasso. Così per essere salvati non necessitiamo di una vasta conoscenza di Dio o di Gesù, ma almeno quel poco che basta dobbiamo saperlo e deve essere corretto.

L’assensus, come suggerisce la stessa parola latina, si riferisce al consenso intellettuale. Supponiamo che, malgrado esistano prove inoppugnabili, che il sole è più grande della luna, per svariati motivi, una persona non ne è del tutta convinta, essa può “tentare” di crederci per un atto volontario, eppure tale decisione non scaturisce vera fede. Perciò non solo devo avere delle nozioni sufficienti, notitia, ma devo anche avere un pieno consenso intellettuale alla veridicità di tali affermazioni.

La fiducia indica un atteggiamento favorevole dell’animo o della mente verso un oggetto. Così possiamo avere una persona che ha la notitia riguardo a Gesù, ovvero ne ha una conoscenza “sufficiente”, ha l’assensus, è perciò conscio della veridicità dell’identità di Gesù, eppure mancare di fiducia nei suoi confronti e mostrare piuttosto un atteggiamento ostile. Ciò accade per il fatto che l’uomo è corrotto, ed ama le tenebre, così Gesù diventa per lui un ostacolo. La persona è cosciente che Cristo è buono, perciò riconosce ciò che è buono, tuttavia essendo egli stesso malvagio ed amando il male, non ama la bontà di Gesù.
L’unico modo affinché la fiducia che salva sia presente nella persona, è per mezzo dell’opera rigeneratrice dello Spirito Santo nell’uomo corrotto e malvagio.

Ora, questi tre elementi presi separatamente venivano ritenuti dai riformatori come necessari per una vera fede che salva, ma non sufficienti.
Questo è un punto importante per la nostra riflessione, infatti Giacomo scrive che anche i demoni credono che vi è un solo Dio, e per questo tremano (Giacomo 2:19) infatti essi sanno chi è Dio e sono pienamente a conoscenza della Sua grandezza e potenza (notitia), e di ciò sono anche pienamente convinti e privi di ogni dubbio (assensus) eppure manca loro la fiducia rendendo così vane, ai fini di una fede salvifica, le prime due condizioni. Ed è proprio questo che Giacomo nella sua epistola cercava di spiegare, l’assenza di frutti testimoniava la mancanza di una vera fede, e l’esempio dei demoni ne è una prova eloquente.

Spiego subito il motivo per cui ho voluto fare questo escursus sullo studio della fede che salva.
Le affermazioni dei riformatori sono più che pertinenti e ci mostrano che una persona può essere definita credente, ma in realtà se è priva di anche uno solo di questi tre elementi non possiede la vera fede che salva.
Possiamo anche prendere come esempio i Testimoni di Geova i quali hanno totale fiducia in quello che credono, eppure ciò non è sufficiente, perché la notitia è sbagliata, credono così di cuore a qualcosa di errato e ciò non è sufficiente, sembra ripetersi quello che Paolo diceva dei suoi fratelli nella carne “Io rendo loro testimonianza infatti che hanno zelo per Dio, ma zelo senza conoscenza.” (Romani 10:2) lo stesso vale per i cattolici, che malgrado hanno un credo basilare corretto della figura di Cristo, e sono pienamente convinti di questo, pongono la loro fiducia nelle opere, piuttosto che negli idoli dimostrando che in loro non è presente la fiducia.
Possiamo dire che queste persone non sono credenti? Esse non sono nate di nuovo, ma ciò non significa che di fatto non credono, anzi molti di loro credono con fervore. È perciò importante non cadere nell’errore di considerare una persona “credente” per forza di cose rigenerata, infatti non sempre abbiamo subito conoscenza di quale sia la sua notitia, assensus e fiducia così ci potrebbe capitare che parlando di Gesù con delle persone che ritenevamo credenti ci accorgeremo che esse non sono a conoscenza di elementi che stanno alla base della vera fede (come potrebbe essere il caso dei discepoli di Efeso in Atti 19) e magari, Dio piacendo, dopo avere loro illustrato, o anche solo ricordato ciò che già avevano udito, questi elementi mancanti, potremmo essere partecipi di una vera e propria conversione.
Quando Paolo chiese “Riceveste lo Spirito Santo quando credeste?” (Atti 19:2) fece un ottima domanda, sopratutto per il periodo storico nel quale viveva, infatti se avesse chiesto “Siete credenti?” questi avrebbero per certo risposto di si impedendo al vero problema di emergere. Chiedere ad un persona che si reputa credente se si è pentita dei propri peccati può sembrarci al quanto sciocco, eppure se questa guardandoti sbigottita risponde: “Ravvedermi? E di che cosa?” crederesti ancora che si tratta di un VERO credente?
Questi spunti ci aiutano a vedere sotto un altro punto di vista gli eventi che spesso vengono presi a sostegno della tesi pentecostale. Come di sovente avviene, si considerano le persone fratelli con troppa facilità, e accade quello che dice Giovanni “Sono usciti di fra noi, ma non erano dei nostri, se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma sono usciti affinché fossero manifestati e si vedesse che non tutti sono dei nostri” (1Giovanni 2:19) e prima che queste persone si rivelassero per quelle che erano, non venivano forse chiamate credenti o fratelli?
Non tutti quelli che hanno professato Gesù come Signore sono veri credenti, è possibile che essi non si sono abbandonati completamente alla Signoria di Gesù Cristo, o che per quanto dimostrino di credere esteriormente, nutrono in loro dubbi maggiori delle certezze e il loro andare in chiesa è semplicemente un modo per sistemare la propria coscienza.
Potremmo dire lo stesso di coloro che un giorno diranno: "Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti?" (Matteo 7:22) e per tutta risposta sarà loro detto “Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!" (v. 23) sembra incredibile, delle persone che hanno profetizzato, cacciato demoni e fatto molte opere potenti nel nome di Gesù, non solo viene negata loro la salvezza, ma addirittura Gesù dice loro di non averli mai conosciuti. Queste, in merito al nostro argomento, ci fa capire quanto non sempre sia scontata la salvezza di una persona non potendo sapere quanto la sua sia vera fede salvifica.

Le conseguenze

Le conseguenze di tale insegnamento possono essere le più svariate e poco piacevoli. Dal momento che viene insegnato che chi non parla in “lingue straniere”, o in molti casi in “strane lingue”, non è battezzato con lo Spirito Santo si induce esplicitamente il credente a ricercare incessantemente, e con fervore, il suddetto battesimo. Il problema è che la Bibbia mai ci insegna a pregare qualcosa di simile e in nessun caso leggiamo di persone che pregavano affinché fossero battezzate nello Spirito Santo, questa è un’invenzione! Quindi la dottrina della necessità di “lingue” porta il credente ad essere frustrato ed abbattuto vedendo che nonostante le sue assidue preghiere non riceve nulla, comincia così a chiedersi per quale motivo Dio non lo battezza con lo Spirito Santo, e non di rado questo finisce per inventarsene di fasulle.
Non solo, ci sono persone che vivono una vita di peccato, o stanno attraversando prove difficili che le affliggono e provocano loro molto sconforto, esse attribuiscono così gli insuccessi e la mancanza di vera gioia e costanza nel Signore alla mancanza del battesimo nello Spirito Santo, quando invece, spesso e volentieri, ciò che manca loro può essere una maggiore conoscenza di Dio o una vera fratellanza e una chiesa biblica nella quale crescere in santità e amore. Nei casi peggiori queste sono semplicemente persone non rigenerate che necessitano di salvezza, ma che si illudono e pregano un’intera vita cercando qualcosa che non avranno mai.

Che si voglia o meno, questo insegnamento crea due gruppi di credenti: quelli di categoria A e quelli di categoria B. E chi non vorrebbe essere di categoria A? Cosa si è disposti a fare pur di passare al livello superiore?
Tale dottrina aizza soprattutto le persone maggiormente carnali, che a motivo dell’insegnamento delle “strane lingue” ne simulano il dono. Inoltre in barba a quanto detto da Paolo in 1Corinzi 14 nella maggioranza dei casi non ci si cura del fatto che queste non vengono tradotte e che ciò che viene detto è semplicemente INCOMPRENSIBILE.
Così codeste chiese si riempiono di persone carnali che vivono una vita di peccato ma che hanno la pretesa di essere state “battezzate nello Spirito Santo” per il semplice fatto che parlano una “lingua” che nessuno è in grado di tradurre.

Conclusioni

Le epistole contengono innumerevoli esortazioni e suggerimenti da parte degli scrittori, esortazione a vegliare ed essere fermi nella fede (1Corinzi 16:13), esortazione a non essere disavveduti (Efesini 5:17), esortazione ad istruirsi ed esortarsi a vicenda (Col. 3:16), esortazione a chiedere con fede la saggezza a Dio (Giacomo 1:5), esortazione a non essere bambini nel ragionare (1Corinzi 14:20), esortazione ad esercitare la pietà (1Timoteo 4:7), esortazione ad amarsi a vicenda di cuore e intensamente (1Pietro 1:22), esortazione a servire gli uni gli altri nell’amore, e a non “divorarsi” e “consumarsi” a vicenda (Giacomo 5:13-15), esortazione a sopportare le ingiustizie (1Pietro 2:20), esortazione a rivestirsi della completa armatura di Dio (Eesini 6:11), esortazione a non fare della libertà in Cristo un occasione per vivere secondo la carne (Romani 8:12), eppure malgrado tutte queste esortazioni e tante altre, MAI in nessuna parte della bibbia troveremo la seguente esortazione: “Pregate affinché siate battezzati nello Spirito Santo” a questo punto viene da chiedersi, per quale motivo dovremmo “andare oltre ciò che è scritto” (1Corinizi 4:6), chiedendo ciò che Dio non ci dice di chiedere? Perché una cosa che nella cristianità d’oggi viene reputata così importante, nelle epistole non viene neppure menzionata?

Questo evento è prerogativa per OGNI vero credente, e senza di esso non si è delle nuove creature, chi è nato di nuovo ha sperimentato la promessa “...lui vi battezzerà con lo Spirito Santo” (Marco 1:8) ed è chiamato a vivere per lo Spirito ricercando la santificazione.

È vero, molte volte incontriamo dei passi ostici, difficili da interpretare, a mio avviso in questi casi è importante rispettare una delle regole fondamentali dell’ermeneutica (ermeneutica = teoria e tecnica dell'interpretazione dei testi), ovvero interpretare i testi poco chiari alla luce di quelli chiari, così facendo non solo evitiamo di cadere in fasulle interpretazioni, ma vedremo che quei passi a noi tanto oscuri vengono illuminati dalle altre parti della Scrittura che ci renderanno più chiaro ciò che Dio ci vuole comunicare.

Cari fratelli, non sprecate la vostra vita vivendola nella mediocrità perché convinti che fino a quando non parlerete in altre lingue non avrete potenza, ma combattete ogni giorno il buon combattimento affinché possiate fare vostre le parole dell’apostolo Paolo:


“Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me.” 
 (Galati 2:20)
Di: Simone Monaco