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lunedì 5 febbraio 2018

DONNA CRISTIANA. Tutti Ministri

Un esame delle Scritture, sereno ed imparziale, infatti, dimostrerà chiaramente che Dio, nella sua sovranità, ha deciso di riservare alcune funzioni nella chiesa, soltanto agli uomini (e comunque non a tutti).
Non è un caso che Gesù, nonostante l’attenzione “rivoluzionaria” dimostrata verso le donne, scelse i dodici esclusivamente tra i discepoli maschi.
Ma troveremo altre-sì che gli spazi al “ministero” aperti a entrambi i sessi sono larghissimi, e che sono invece pochissimi quelli che secondo la Scrittura, una donna non può svolgere. È importante ricordare che nel campo di Dio tutti sono servitori e ministri, non vi sono dunque servitori di Dio come una categoria a parte, ma i ruoli e gli incarichi che Dio affida, sono determinati da principi teologici che non sono variabili con il tempo e le epoche.

Nel Nuovo Testamento la parola tradotta con ministerio è «diakonia» che significa semplicemente “servizio”.

La stessa parola viene usata da Marta, la quale «tutta presa da faccende domestiche» (Diakonia), venne con lamentarsi con Gesù dicendo: «Signore non t’importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire?» (diakonein).

Ma anche Paolo usa la medesima parola, quando parla del «servizio (…diakonia) affidatomi dal Signor Gesù, cioè di testimoniare del vangelo della Grazia» (Atti 20:24). Ma anche gli altri apostoli usano la stessa identica parola per riferirsi al «servire alle mense» e al «ministerio della Parola» (Atti 6).

Se Gesù, il perfetto esempio di fede, è venuto sulla terra «non per essere servito ma per servire» (diakonia), e la chiesa è ora il suo corpo, deve essere ovvio che anch’essa è per natura e per vocazione una chiesa «serva».

Tutti i cristiani hanno dunque una chiamata al ministerio, siano essi uomini, donne e persino bambini.

Il nodo cruciale è quindi quello di stabilire in quali maniere gli uomini e le donne possano servire Dio nell’ambito della chiesa e in mezzo agli uomini.

R. Murabito