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venerdì 23 marzo 2018

DONNA CRISTIANA. La scelta degli apostoli

Il fatto stesso che Gesù nacque maschio non si deve considerare come qualcosa del tutto casuale, ma piuttosto come una necessità di natura teologica, assolutamente fondamentale per la sua persona e per la sua opera. Gesù era e doveva essere un maschio primogenito «consacrato al Signore» (Luca 2:23).
Come ultimo Adamo e secondo uomo egli era l’«antitipo» di Adamo e non di Eva. Quindi doveva essere maschio. Secondo l’ordine della creazione, Gesù non sarebbe potuto essere donna, perché nel rapporto maschio-femmina, solo al ruolo del maschio viene affidato il ruolo di comando e di autorità (1 Corinzi 11:3), e solo Gesù Cristo è il capo della chiesa e il Re dei Re.

Durante il suo ministero terreno, Gesù istruì e scelse personalmente dodici uomini che chiamò apostoli (Luca 6:13). La scelta di conduttori maschi da parte di Gesù costituiva una conferma dell’ordine della creazione, come è presentato in Genesi 2. Prima di scegliere i dodici, Luca ci informa che Gesù passò l’intera notte a pregare suo Padre. In qualità di figlio perfetto, egli scelse dodici uomini come suoi apostoli, dunque questi uomini erano stati scelti da Dio Padre. La scelta di apostoli maschi da parte di Gesù si era basata sulla guida di Dio e su principi divini ed assoluti. Malgrado la sua scelta di un apostolato di solo uomini fosse ispirato da Dio, alcuni sostengono che Gesù si fosse solamente adeguato alla cultura del suo tempo. Secondo tali sostenitori, Gesù fu costretto a nominare soli uomini in qualità di apostoli, anche se in teoria avrebbe accettato apostoli donne. Ma come si fa a pensare questo, quando Gesù fu odiato e alla fine crocifisso perché, attenendosi alla parola di Dio, aveva violato le false tradizioni dei rabbini? Persino i suoi acerrimi nemici dovettero ammettere che Gesù proclamava la verità di Dio, senza aver paura di nessuno e senza fare parzialità (Matteo 22:16). Gesù giunse nella pienezza dei tempi (Galati 4:4), vale a dire nel momento più propizio per agire e mettere le cose in chiaro dal punto di vista di Dio, e Gesù avrebbe potuto nominare sicuramente apostoli donne se ciò fosse stato nel suo intento.

Tutto il piano di Dio, formatosi durante il ministero di Gesù, non fu certamente il risultato di tentativi alla cieca, bensì di una scrupolosa attuazione di quanto era stato progettato e pianificato da Dio stesso. Nel piano preordinato di Dio vi era l’intenzione di stabilire come fondamento nella chiesa dodici apostoli uomini, che idealmente si ricollegavano ai dodici figli di Giacobbe e alle dodici tribù d’Israele (Apocalisse 21:12-14).

Non avrebbe Gesù potuto scegliere sei apostoli uomini e sei donne?

Oppure una donna per un ministerio specifico per le donne?

Perché non lo ha fatto?

Gesù, ricordiamo, agì secondo i principi divini secondi cui la donna dev’essere sottomessa all’uomo.

So che quest’affermazione è forte, e so pure che fa venire il prurito a molti, ma il fatto che Gesù abbia scelto degli uomini in qualità di apostoli non nega il fatto che egli abbia onorato la dignità delle donne, abbia soccorso le donne, abbia viaggiato con loro, abbia incoraggiato il loro ministerio verso Dio e verso Lui stesso in modo totalmente diverso da quello dei capi religiosi del suo tempo. Malgrado il suo profondo affetto e la sua grande amicizia nei confronti delle donne egli scelse come fondamento duraturo della chiesa solo dei maschi (Efesini 2:20; 3:5). Anche quando si rese necessario che qualcun altro prendesse il posto di Giuda, vennero presi in considerazione solo degli uomini (Atti 1:24-26).

I dodici seguirono fedelmente le indicazioni del loro Signore, designando sette uomini, quando si trovarono nella necessità di costituire un gruppo ufficiale di diaconi (Atti 6.1-6). Anche circa trent’anni dopo, Pietro scrisse alle chiesa dell’Asia minore ed esortò le sorelle cristiane a sottomettersi ai propri mariti nello stesso modo in cui lo avevano fatto le credenti vissute nell’antico Patto (1 Pietro 3:1-7). Da questi versi si nota come Pietro convalida il suo insegnamento sulla sottomissione, servendosi delle scritture dell’Antico Testamento, dandone ed applicandone il loro valore anche nella dispensazione della grazia, pur tuttavia riconoscendo che la Scrittura e Gesù stesso, abbiano insegnato sia l’uguaglianza dei sessi sia la distinzione dei ruoli.

R. Murabito