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lunedì 22 ottobre 2018

ESORTAZIONI. Persecuzione o popolarità?

1 Giovanni Capitolo 4
20 Se uno dice: io amo Dio, e odia il suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama il suo fratello che ha veduto, non può amar Dio che non ha veduto.
Potremmo forse aggiungere alle parole dell'apostolo Giovanni: Se non possiamo amare i fratelli che vediamo, come possiamo amare i fratelli che non possiamo vedere?
Paolo scrisse ai Corinzi sull'amore perché è l'amore che unisce.
A Corinto c'era invidia e contesa e Paolo disse ai corinti che l'amore non invidia, non cerca il suo tornaconto,
non pensa male degli altri; in altre parole, l'amore non divide e non separa. Tutto questo era un'esortazione ai credenti di Corinto ad amarci l'un l'altro e a fare quadrato.

Molti di noi riescono ad amare i fratelli se sono lontani e non si vedono; ma è l'amore verso coloro che vediamo ogni giorno che davvero mette alla prova il nostro amore per Dio. I corinti, prima di tutto, dovevano amare i loro fratelli di Corinto. Successivamente potevano anche andare a Efeso e amare i figli di Dio di quel luogo, e solo più avanti nel tempo sarebbero andati in cielo per vedere il Corpo di Cristo nella sua completezza. Questo è l'ordine giusto e il più difficile, perché mette alla prova la nostra sincerità.

Romani Capitolo 6
14 perché il peccato non vi signoreggerà, poiché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia.

Nel momento in cui cerchiamo di compiacere Dio con i nostri mezzi, stiamo ponendo noi stessi sotto la legge, un regno in cui la grazia non può operare. La grazia implica che sia Dio a fare qualcosa per noi. La legge implica che noi facciamo qualcosa per Dio. La libertà dalla legge non significa essere liberi dal compiere il volere di Dio, ma piuttosto significa che il Signore stesso compie il suo volere in noi e per mezzo di noi.

2 Tessalonicesi Capitolo 1
4 in guisa che noi stessi ci gloriamo di voi nelle chiese di Dio, a motivo della vostra costanza e fede in tutte le vostre persecuzioni e nelle afflizioni che voi sostenete.

Persecuzione o popolarità?
Popolarità e adulazione possono essere molto più pericolosi per il credente della persecuzione. È purtroppo facile quando tutto va bene perdere il senso di equilibrio e prospettiva. Dobbiamo imparare come Paolo a vivere “nella povertà” e “nel'abbondanza”. Dobbiamo imparare a vivere “in qualsiasi stato” ci troviamo ed essere gioiosi (Filippesi 4:11).

Come abbiamo già detto in questo libro, la cosa importante è camminare con Cristo, vivere per Cristo, ed avere un desiderio continuo di essergli graditi. Poi, qualsiasi cosa accade, sappiamo che le cose sono state permesse da Dio per insegnarci qualche lezione preziosa e renderci perfetti per il suo servizio. Egli arricchirà le nostre situazioni, siano esse piacevoli o odiose, per via della sua presenza con noi. Il futuro ci riempie di incertezza.

Giovanni 10:4 dice: “Ha messo fuori tutte le sue pecore”. Qualsiasi cosa ci aspetta, Cristo la incontra per primo; come il pastore orientale andava sempre avanti alle pecore, quindi ogni attacco alle pecore deve prima affrontare il pastore; ogni domani della nostra vita deve passare prima davanti a lui poi arrivare a noi!
Tre giovani ebrei erano stati cacciati nella fornace accesa, ma il re disse: “lo vedo quattro uomini, sciolti, che camminano in mezzo al fuoco, senza avere sofferto nessun danno; e l’aspetto del quarto è simile a quello di un figlio degli dèi” (Daniele 3:25).

Il nostro Dio è con noi nel mezzo della persecuzione.
Una storia racconta del primo convertito di un certo missionario che era stato torturato a morte per la sua fede. Anni dopo, il missionario morì. In cielo incontrò il suo primo convertito e gli chiese come si era sentito ad essere torturato per la sua fede. “Sapete,” rispose l’uomo alzando le spalle con uno sguardo sorpreso, “non me lo ricordo affatto”.

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