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martedì 30 ottobre 2018

STUDIO BIBLICO. La speranza getta un’aureola

Matteo Cap.26
75 E Pietro si ricordò della parola di Gesù che gli aveva detto: Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte. E uscito fuori, pianse amaramente. Convinzioni con buone intenzioni Affermando che non sarebbe mai stato offeso in Cristo, Pietro contraddiceva il suo Signore, eppure questa affermazione non fu una semplice bravata, era convinto di dire la verità.
Fu perché Pietro credeva con tanta sicurezza in sé stesso che Gesù rafforzò la sua affermazione generale riguardante tutti i suoi discepoli, aggiungendo dettagli sulla profondità nella quale sarebbe caduto Pietro rinnegandolo. Eppure la fiducia in sé di Pietro era così radicata che nessuna affermazione del Signore lo convinse. Proclamò la sua lealtà con maggior veemenza o fermezza che mai e pensava che ogni parola fosse vera. Amava Gesù è voleva seguirlo senza riserve e, quando parlò come fece, stava esprimendo l'intenzione del suo cuore. Ma fece confusione e pensò di essere l'uomo che avrebbe desiderato essere. Grazie a Dio perché, mediante la sua caduta, Pietro fu in grado di scoprire la sua debolezza. Se c'era sincerità nella sua fiducia di sé, c'era sincerità anche nelle sue lacrime. Da quel momento in cui scoprì sé stesso, Dio poté dargli una impronta nuova.

1 Pietro Cap.3
14 Ma anche se aveste a soffrire per cagione di giustizia, beati voi! E non vi sgomenti la paura che incutono e non vi conturbate;

Affermazione di una testimonianza
II Signore, durante la mia prigionia mi ha insegnato che per un figlio di Dio una fossa può sembrare molto profonda, ma ancora più profonde sono le braccia eterne del nostro Signore.

2 Timoteo Cap.2
9 per il quale io soffro afflizione fino ad essere incatenato come un malfattore, ma la parola di Dio non è incatenata. 10 Perciò io sopporto ogni cosa per amor degli eletti, affinché anch'essi conseguano la salvezza che è in Cristo Gesù con gloria eterna. 11 Certa è questa parola: che se moriamo con lui, con lui anche vivremo ; 12 se abbiam costanza nella prova, con lui altresì regneremo ; 13 se lo rinnegheremo, anch'egli ci rinnegherà; se siamo infedeli, egli rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso. 

La speranza getta un’aureola
In un certo senso, Cristo è un re in esilio, e noi siamo i suoi seguaci spesso guardati con derisione. Essere identificati con lui comporta di tanto in tanto un po’ di “perdita di faccia”, e anche persecuzione; ma un giorno, ci viene detto, saremo “re e sacerdoti” e saremo attivi partecipanti nel suo regno.
Paolo deve avere avuto questo fatto in mente quando ha detto: “Infatti io ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria che dev'essere manifestata a nostro riguardo. Poiché la creazione aspetta con impazienza la manifestazione dei figli di Dio” (Romani 8:18-19).

Se dovessimo essere chiamati a soffrire tutta la nostra vita, non sarebbe niente in confronto all'eternità. Siamo come dei successori di una grande proprietà che felicemente sopportano alcuni giorni di sofferenza e privazione nella speranza di venire presto in possesso della nostra favolosa eredità. Questa gloriosa speranza getta un alone sopra la nostra sbiadita esistenza.
La vita non può perdere il suo sapore quando sotto il nostro attuale sconforto c’è la consapevolezza di essere figli di un Re. Lamentarsi diventa sciocco; comportarsi come il mondo è indegno; ed amore, gentilezza e umiltà diventano il segno della nobiltà di Dio. “Tutto” viene ridimensionato, i pesi diventano benedizioni nascoste, ogni taglio, come un’operazione necessaria è per il nostro bene; ed inciso in ogni croce c’è il simbolo di una corona.

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