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venerdì 9 novembre 2018

CONSOLAZIONI. Dio è la nostra consolazione

Matteo Cap.16
18 E io altresì ti dico: Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell’Ades non la potranno vincere. Ricordiamo che subito dopo avergli detto questo, il Signore dovette dire a Simon Pietro: Vattene via da me, satana come poteva, un uomo vinto da satana, essere usato per costruire una chiesa contro cui le porte dell' Ades si sarebbero rivelate inefficaci?
Sappiamo che non avrebbe mai potuto farlo.
Anche se Simone aveva ricevuto il nome Petros roccia, il suo carattere non corrispondeva al suo nome e perciò non era ancora in grado di usare le chiavi del regno.Nessuno che abbia un temperamento titubante può esercitare un ministero di apertura delle porte per accogliere uomini nella vita. Ci deve essere coerenza fra il carattere del ministro e la verità sicura, che quasi sfida le persone alle quali viene annunciata: cioè il fatto che Gesù è morto e risorto di nuovo vittorioso sulla morte. Per Pietro questo atteggiamento sarebbe arrivato più avanti nel tempo, ma, purtroppo, le porte dell' Ades prevalgono su tanto lavoro cristiano, perché ai servi del Signore manca quella fiducia salda! Sia lodato il Signore, perché la croce di Cristo ha liberato risorse sufficienti per trasformare Pietro e per liberare dalla morte tutti coloro che pongono la loro fiducia in lui.

Isaia Cap.2
3 Molti popoli v’accorreranno, e diranno: "Venite, saliamo al monte dell’Eterno, alla casa dell’Iddio di Giacobbe; egli ci ammaestrerà intorno alle sue vie, e noi cammineremo per i suoi sentieri". Poiché da Sion uscirà la legge, e da Gerusalemme la parola dell’Eterno. 4 Egli giudicherà tra nazione e nazione e sarà l’arbitro fra molti popoli; ed essi delle loro spade fabbricheranno vomeri d’aratro, e delle loro lance, roncole; una nazione non leverà più la spada contro un’altra, e non impareranno più la guerra.

Pace in terra. Questa affermazione data dagli angeli troverà la sua perfezione quando Gesù sarà tornato e avrà reso ogni cosa nuova. Il mondo intero sarà ricoperto della conoscenza di Dio, come le acque ricoprono il fondo dei

Ebrei Cap.2
18 Poiché, in quanto egli stesso ha sofferto essendo tentato, può soccorrere quelli che son tentati. 

Dio è la nostra consolazione
Una volta da ragazzino ero innamorato di una mia coetanea. Era un amore tra “cuccioli”, ma per me era vero amore. Ci fidanzammo per poi un giorno sposarci, anche se eravamo tutti e due troppo giovani. Però, lei era angosciata e sentiva che il Signore la portava verso un altro ragazzo che era uno dei miei migliori amici, e che era già un ecclesiastico da alcuni anni. Mi ricordo che soffrii moltissimo e mi rivolsi a un amico Pastore per avere aiuto. Mi disse di leggere 2 Corinzi 1:3, 4, 6:
Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra afflizione, affinché, mediante la consolazione con la quale siamo noi stessi da Dio consolati, possiamo consolare quelli che si trovano in qualunque afflizione... Perciò se siamo afflitti, è per la vostra consolazione e salvezza; se siamo consolati, è per la vostra consolazione, la quale opera efficacemente nel farvi capaci di sopportare le stesse sofferenze che anche noi sopportiamo.
Ebbi un enorme conforto nel mio problema personale da queste parole dell’apostolo, così come è successo a molti altri. Ma c’è di più. Questo passo di Paolo porta una nuova visione della sofferenza. In breve è così: non solo siamo consolati nelle nostre prove, ma le nostre prove possono equipaggiarci per farci a nostra volta consolatori.
È innegabile che normalmente sono coloro che hanno sofferto di più i migliori consolatori per altri che stanno passando le stesse prove. Conosco Pastori i cui ministeri sono stati arricchiti dalla sofferenza. Per mezzo delle prove hanno imparato a “convivere” le difficoltà delle persone delle loro congregazioni. Sono capaci di empatizzare come di simpatizzare con le afflizioni di altri per via di quello che hanno sperimentato nelle loro vite.
Le nostre sofferenze possono essere acute e difficili da sopportare, ma ci insegnano delle lezioni che possono equipaggiarci ad aiutare gli altri. Il nostro atteggiamento verso la sofferenza non dovrebbe essere: “Stringi i denti e tira avanti”, sperando che passi presto. Piuttosto, il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di imparare tutto ciò che possiamo da quello che stiamo passando, in modo da poter compiere un ministero di consolazione come fece Gesù. “Poiché egli stesso soffrì quando fu tentato, è capace di aiutare coloro che sono tentati” (Ebrei 2:18). Coloro che soffrono diventano essi stessi consolatori e aiuto nel servizio per il Signore.
A proposito, tramite la sofferenza, Dio mi ha portato alla conoscenza della mia meravigliosa consorte, Ruth, che era quella messa da parte per me dal Signore.

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