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venerdì 25 gennaio 2019

INSEGNAMENTI. Riprendere e sgridare, l'importanza dell'intervento dei familiari

Nella dinamica di coppia, un adulterio è come un uragano che si abbatte su un villaggio: distrugge ogni cosa, disperde i ricordi, annienta le speranze. Niente è più come prima, tutto è raso al suolo. I superstiti cercano di trovare una spiegazione e una risposta alle loro domande. Cercano disperatamente qualcosa a cui aggrapparsi per non cadere in uno stato di angosciosa autocommiserazione. Soprattutto, cercano di addossare a qualcuno la responsabilità di ciò che è accaduto.

Nel caso di un adulterio è la stessa cosa. Ogni persona coinvolta (direttamente o indirettamente) cerca di razionalizzare l'evento per non essere travolta dalle emozioni.
Chi ha tradito, di solito accampa delle giustificazioni del tipo: "Mi hai sempre trascurato"... "Non mi hai mai dimostrato l'affetto di cui avevo bisogno"... "Non hai mai saputo cos'è la passione"... "Non hai mai capito le mie necessità", e così via.
Chi è stato tradito, molto spesso sfoga la sua frustrazione e la sua rabbia accusando l'altro con epiteti di vario genere, dipingendolo come una persona egoista, carnale e malvagia.
I genitori dell'uno e dell'altro tendono, molto spesso, a difendere il proprio figlio (o figlia) e, in caso di adulterio, possono arrivare ad accusare l'altro/a di non essere stato/a in grado di costruire una vera unità o di aver trascurato i bisogni del coniuge.

Non si dovrebbe generalizzare, perché i singoli casi sono diversi, ma non bisogna dimenticare che l'adulterio rimane comunque un peccato.
I familiari dell'adultero, perciò, non possono e non devono giustificare il peccato, ribaltando le accuse sulla nuora o sul genero. Questo per almeno tre motivi:

1) La Bibbia insegna che Dio non tiene "il colpevole per innocente" (cfr. Es 34:7), pertanto, qualunque azione mirante a deviare le responsabilità di un atto peccaminoso, non onora né il Signore né la verità.
Essi non devono schierarsi dalla parte del loro figlio adultero (o figlia), bensì dovrebbero sottolineare la gravità e le conseguenze del suo atto.

"Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele" (Ef 5:11).
2) I familiari, essendo fortemente coinvolti sul piano emotivo, non sono le persone più adatte per gestire una crisi di coppia così lacerante, perché rischiano di innescare una spirale di rancori e di sentimenti distruttivi. Questi sentimenti si possono allargare, producendo fratture fra le due famiglie.

3) Se si giustifica il proprio figlio (o figlia), non lo/a si aiuta a prendere atto di ciò che ha commesso, perché le scusanti rappresentano un ostacolo per un vero ravvedimento. Invece, l'adultero/a deve sentire su di sé tutto il peso del suo peccato, con le sue conseguenze disastrose.
"Tutte le cose, quando sono denunciate dalla luce, diventano manifeste [...] Per questo è detto: «Risvegliati, o tu che dormi [...] e Cristo ti inonderà di luce»" (Ef 5:13-14). L'obiettivo, dunque, è il ravvedimento.

Fonte: Marco Distort | EDAP

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