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martedì 5 febbraio 2019

INSEGNAMENTI. La fedeltà coniugale è un riflesso della fedeltà a Dio

La Scrittura utilizza molto spesso le immagini del matrimonio e dell'adulterio per illustrare la relazione esistente fra Dio e il suo popolo. In questa prospettiva, la fedeltà matrimoniale esprime la fedeltà a Dio, così come l'adulterio è invece sinonimo di idolatria. Il peccato di idolatria, così come quello di adulterio, venivano puniti con la morte. L'adulterio, quindi, rappresenta la deliberata volontà di trasgredire uno dei Comandamenti divini e, di conseguenza, esso manifesta pure quale concetto si ha di Dio e quale timore si prova per lui.
Il tradimento coniugale esprime mancanza di rispetto per Dio e per il coniuge.
La fedeltà coniugale, invece, desidera rispettare e onorare pienamente il patto sancito tra due persone che si amano e che vogliono perseguire gli obiettivi del matrimonio con l'impegno e, se necessario, con sacrificio.
Il progetto del Creatore è l'unità di coppia, in ogni sfera della vita matrimoniale; l'adulterio è l'arma per distruggerla.

L'adulterio indotto: una giustificazione al peccato? 
Quando nella dinamica di una coppia compare l'adulterio, molte volte le responsabilità sono da suddividere (in percentuale differente) tra entrambi i coniugi. Di solito non si tradisce il coniuge dall'oggi al domani, ma questa decisione è il risultato di una serie di eventi, di conflitti, di frustrazioni che si sviluppano all'interno di una relazione matrimoniale. Due dei motivi più evidenti sono l'insoddisfazione sessuale e il sentirsi trascurati.

Quando le necessità emotive, affettive e fisiche degli sposi non vengono soddisfatte con altruismo e premura in una cornice di amore e di mutua comunione all'interno del matrimonio, è possibile che certi bisogni inappagati (non soltanto sessuali) comincino a far sentire il loro peso. Nel tempo, ciò può indebolire la solidarietà e l'unità della coppia e, nei momenti nei quali si sentirà maggiormente la deprivazione affettiva o amorosa - e presentandosi l'occasione - un coniuge potrebbe cadere in adulterio.
Gli sposi, infatti, devono prendersi cura l'uno dell'altro, impegnandosi a realizzare la piena unità. Ciò significa anche donarsi interamente all'altro, nella reciproca appartenenza:
"Il marito renda alla moglie ciò che le è dovuto; lo stesso faccia la moglie verso il marito. La moglie non ha potere sul proprio corpo, ma il marito; e nello stesso modo il marito non ha potere sul proprio corpo, ma la moglie. Non privatevi l'uno dell'altro" (1Co 7:3-5). Perciò, entrambi devono contribuire a costruire un'atmosfera serena, che tenga conto delle loro peculiarità e dei loro desideri, nell'amore e nel rispetto reciproco.

Ogni cedimento sul fronte di questo impegno può minacciare la relazione, sviluppando malumori, povertà affettiva, frustrazioni e aspettative deluse. Questa situazione, oltre a contravvenire ai princìpi biblici per la coppia, può anche aprire la porta a tentazioni di vario tipo, tra le quali potrebbe esserci, appunto, l'adulterio.
In questo caso si può parlare di una sorta di "adulterio indotto".

A questo punto, è opportuno chiedersi: la situazione descritta può costituire una giustificazione al peccato o, almeno, un'attenuante nelle considerazioni e nel giudizio sul fatto?

Da un punto di vista puramente umano, ognuno può trovare tutte le giustificazioni possibili: la psicologia umanista, infatti, è maestra nel riversare su qualcun altro le responsabilità personali, creando pericolose illusioni di falsa innocenza. È una strategia di autodifesa antica quanto l'uomo. Adamo, nell'Eden, tentò di difendere se stesso davanti a Dio proprio con questo metodo: "La donna che tu mi hai messa accanto, è lei che mi ha dato del frutto dell'albero" (Ge 3:12). È molto più facile scaricare la colpa dei propri sbagli sugli altri, invece di dover ammettere di aver fallito.

Nella prospettiva biblica, invece, non troviamo possibili giustificazioni al peccato. La Bibbia chiama l'adulterio con il chiaro termine di peccato e lo considera addirittura una discriminante per l'ingresso nel regno dei cieli:
"Non vi illudete; né fornicatori, né idolatri, né adúlteri [...] erediteranno il regno di Dio" (1Co 6:9,10).
"Il matrimonio sia tenuto in onore da tutti e il letto coniugale non sia macchiato da infedeltà; poiché Dio giudicherà i fornicatori e gli adúlteri" (Eb 13:4). È un preciso richiamo a non illudersi nell'inseguire le vuote scusanti della cultura contemporanea.

Sul piano pastorale, si possono fare molte considerazioni soggettive ed esaminare i vari casi, senza cedere all'impulso sbrigativo di fare di ogni erba un fascio. Quando un coniuge tradisce l'altro, ci saranno senz'altro delle responsabilità comuni che possono aver determinato una scelta sbagliata. Tuttavia, nel contempo, non si deve assolutamente prescindere da ciò che la Bibbia - unica autorità in materia di fede e di etica - dice su questo argomento. Occorre, quindi, rivalutare la gravità del peccato e dichiarare che l'adulterio è e rimane un abominio (cfr. Gr 13:27).
Il credente non si trova più sotto la signoria del peccato, perciò ha a sua disposizione tutti gli strumenti spirituali per non cedere alla tentazione. Se lo fa, egli commette un deliberato atto di disubbidienza e dimostra di essersi lasciato catturare dalla propria carnalità e dalla propria concupiscenza.
Forse, nella relazione matrimoniale - poiché questa si realizza tra due persone imperfette - potrebbero anche esserci delle vaghe attenuanti, ma ciò non toglie che, davanti a Dio, l'adulterio è inescusabile! Questo giudizio, comunque, non esclude che si debba altresì intervenire per salvare un matrimonio e per ristabilire l'adultero/a pentito/a, aiutandolo/a a ritrovare la sua corretta posizione in Cristo. La Chiesa, infatti, è chiamata a combattere il peccato con ogni arma possibile e a tenere alto il messaggio di grazia e di riconciliazione.

Fonte: Marco Distort | EDAP

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