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giovedì 19 marzo 2020

RICORDI, GIUSEPPE PETRELLI. Un uomo, il quale, prima di dare un giudizio approssimato si dovrebbe fare tutta una ricerca della sua vita e dei suoi insegnamenti

Giuseppe Petrelli vedi la storia
Giovanissimo studiò diritto e divenne corrispondente del “Corriere di Napoli”, il quotidiano della città partenopea, che all’epoca era diretto da Edoardo Scarfoglio con la collaborazione di Matilde Serao e di Gabriele D’Annunzio. Emigrato nell 898 negli Stati Uniti, divenne ben presto un personaggio di spicco tra la numerosa colonia italiana di Nuova York, al punto che fu eletto “giudice di pace”.

Nel febbraio 1908 quando Pietro Ottolini e Giovanni Perou portarono il messaggio della Pentecoste a Nuova York “tra quelli che credettero durante questa missione c’era anche Giuseppe Petrelli”(1).
Egli all’epoca già “aveva servito come pastore di una delle più numerose chiese battista d’America” (2).
Dopo aver fatto l’esperienza del battesimo nello Spirito Santo, egli iniziò un ministerio benedetto
visitando le giovani comunità evangeliche pentecostali italiane negli Stati Uniti. All’estero visitò
soltanto l’Argentina, dove “organizzò il primo consiglio amministrativo e ‘ordinò’ i primi ministri” dell’Assemblea Cristiana” (3).
Il ministerio itinerante di Giuseppe Petrelli, era allo stesso
tempo evangelistico e di insegnamento. La gentilezza della sua personalità, la facilità di parola,
la capacità di trattare anche argomenti profondi della Scrittura, lo resero ben presto molto noto
tra le comunità italiane d’America.
In questo periodo, iniziò a scrivere libri dal contenuto edificativo. Le sue prime pubblicazioni:
“Simon Pietro”, “Cristo per fede” e “Davide peccatore e penitente”, rimangono testimonianza
più significativa dei primi venti anni del suo ministerio.
Il volume: “Cristo per fede”, contiene una serie di messaggi di edificazione, molto semplici e vibranti che danno al lettore ancora oggi, l’idea del suo “ministerio della Parola”.
Gli altri due libri costituiscono invece delle profonde riflessioni sulla vita dei due suddetti personaggi della Scrittura. In seguito i suoi scritti invece, pubblicati in massima parte da Guido Merlo,
un tipografo che fungeva da suo editore e membro della Pentecostale di Bristol (Pa) assunsero
toni di difesa delle proprie teorie teologiche privandoli del carattere edificativo che aveva contraddistinto la sua prima produzione bibliografica.
Era inevitabile, che un uomo con una formazione così diversa dal resto dei suoi fratelli nel ministerio, si trovasse, presto o tardi, a sostenere teorie particolari, che ben si confacevano
all’ambiente evangelico battista da dove inizialmente era venuto, nel quale il dibattito era normale, ma creava invece dei grossi problemi nel giovane mondo pentecostale italiano d’America.
Infatti, durante le prime due decadi del Movimento (1907-1927) non era stata adottata nessuna
forma di struttura organizzativa da parte di molte chiese locali. “Non esistevano degli articoli di
fede espressi informa definita, ma soltanto delle istruzioni dottrinali date a livello locale”. (4)
Era logico quindi che sorgessero delle difficoltà, soprattutto perché la personalità attraente di
Giuseppe Petrelli la sua cultura e la grande capacità di insegnare, lo fecero ritenere da molti come “il dottore” delle Scritture, e forse, senza che egli stesso se ne rendesse conto, le sue parole e
i suoi scritti successivi furono ritenuti come “ispirati” e quindi accettati alla lettera.
Giuseppe Petrelli forse aveva inizialmente presentato alcune interpretazioni soltanto come tema
di dibattito, ma poi egli stesso, per la reazione di un vasto numero di altri predicatori, i quali avevano avuto una formazione diversa dalla sua, si vide obbligato a difendere la posizione teologica.
Incoraggiato dai suoi sostenitori, egli pubblicherà in seguito la rivista: “Il Re e il Regno” e “al- 2
meno venti libri, incluso “La Chiesa, l’invisibile” che può essere considerata come la “Magna
Charta” del suo ministerio” (5).
Quest’opera ripropone una tesi teologica del tempo della riforma, anche se i “fans” ne parlano come di una “rilevazione del Fratello Petrelli”, che considerava
la Chiesa soltanto come “l’invisibile”, trascurandone l’aspetto visibile. La Chiesa secondo questa
teoria , si compone soltanto dei “vincitori” che vengono identificati con quelli che avendo unicamente la visione mistica del corpo di Cristo, sono sempre incompresi dai loro confratelli. Essi
avrebbero formato “il rimanente fedele”.
Con questa visione unicamente mistica della Chiesa, i sostenitori del Petrelli, che considerandolo
il servo di Dio lo facevano contro la sua volontà, divenire una specie di “capo carismatico”. Inoltre l’interpretazione riduttiva che egli dava alle deliberazioni del Concilio di Gerusalemme, come
descritte in Atti 15:13-29, crearono una tale divergenza d’opinioni che determinò una frattura e
una profonda divisione del Movimento pentecostale italiano.
“NeI 1927 il problema si fece tanto serio che i fratelli principali Francescon e Tosetto, indissero
una Assemblea Generale a Niagare Falls, N.Y. per decidere quale azione intraprendere per fermare l’ondata di incertezza che stava dilagando in tutte le chiese”. (6)
Quella Assemblea generale e costitutiva del 1927 adottò gli articoli di fede, che contenevano, tra
l’altro, una precisazione sull’argomento che aveva causato la frattura. Nel 1930 anche le chiese
italiane che si identificavano con la posizione dottrinale del Petrelli concordarono una forma di
collaborazione soprattutto allo scopo di sostenere il suo ministerio e la sua attività editoriale.
Nella prima metà degli anni ‘40 i protagonisti della controversia si ricontrarono, nel tentativo di
riunificare il Movimento pentecostale italiano d’America. Nonostante i chiarimenti ed il riconoscimento che la frattura del 1927 poteva essere evitata e la riconciliazione sincera tra loro, sedate le polemiche, non si raggiunse mai lo scopo.
Giuseppe Petrelli continuò fino a quando il Signore Io ha chiamato all’eterno riposo nel gennaio
1957 la propria attività editoriale, ora proseguita dai suoi sostenitori, con la ristampa dei suoi
scritti, nel tentativo di perpetuare con una interpretazione estremistica la sua posizione teologica.
Tanto distanti nel tempo, bisogna riconoscere che Giuseppe Petrelli è stato uno strumento usato
da Dio per porre il fondamento di un’opera iniziata dal Signore, mediante l’azione dello Spirito Santo.
Egli deve essere considerato uno dei pionieri del Movimento, ed insieme ai suoi fratelli pionieri, come a tutti noi dei “fragili figli della polvere”.
Purtroppo la maggioranza dei sostenitori del Petrelli, i quali spesso non compresero e non applicarono bene gli insegnamenti ricevuti, sono caduti in pericolose forme di estremismo. Il rammarico che possiamo esprimere oggi, quando ormai il fuoco delle divergenze è spento, è quello che servitori di Dio della levatura di Petrelli e dei colleghi del suo tempo, indubbiamente sinceri nei loro sentimenti, invece di arroccarsi sulle proprie posizioni, avrebbero dovuto essere così disposti a stemperare le proprie esclusiva opinione e considerare il bene del Movimento nella sua globalità.
L’apporto del fratello Petrelli sarebbe stato all’epoca insostituibile e ancora oggi un punto di riferimento fondamentale, se invece di scrivere per i suoi sostenitori i quali purtroppo nella maggioranza hanno di-storto il suo insegnamento, avesse continuato a svolgere questo suo ministerio per l’elevazione di tutto il Movimento.
Un suo ammiratore lo ha descritto un “mistico”, ma giustamente afferma: “Come poteva un Petrelli unire il mistero del Regno di Dio senza gustare la potenza carismatica del secolo a venire? Isuoi scritti sistematici ed altamente strutturati, programmati per comunicare il suo messaggio, riflettono, ancora oggi, il suo apprezzamento per l’organizzazione (7).
3 a cura di Francesco Toppi

NOTE:
1) Pietro Ottolini, The Life and Mission of, pag. 10;
2) Guy Bon Giovanni, The Ministry of Reconciliation of the CCNA House of Bon Giovanni, New Willington, Pa., 1983, pag. 4.
3) Ibidem, pag. 5
4) Louis De Caro, Our Heritage, Generai Concil CCNA Sharon, Pa., 1977, pag. 64;
5) G. Bon Giovanni, op. cit. pag. 5;
6) L. De Caro, op.cit. pag. 65;
7) G. Bon Giovanni, op. cit. pag. 5.
L’HO CONOSCIUTO

Ho conosciuto il fratello Giuseppe Petrelli nel lontano 1924 quando noi ci siamo convertiti all’Evangelo. Il nostro pastore Giuseppe Verna faceva convergere nella nostra Comunità nascente nella zona Ovest di Philadelfia (Pa), tanti servitori del Signore per incoraggiare ed edificare i fedeli. Fu durante i primi anni della nostra conversione che abbiamo conosciuto fratelli come Tosetto, Palma, tutti i fratelli Verna, Angelelli e da Chicago i fratelli Menconi e Giacomo Lombardi. Nel 1926 ci visito il fratello Giuseppe Petrelli , avevamo sentito parlare molto di lui Non sapevamo cosa aspettarci. Io, ragazzo di dieci anni, già il prediletto dei fratelli anziani, fui subito presentato al fratello Petrelli come un “futuro servitore del Signore”. Quando lo vidi rimasi alquanto meravigliato, e mi colpì il suo aspetto fisico e il suo comportamento serio e riservato. Era di poche parole, ma quando parlava si imponeva per la sua saggezza.
L’ho incontrai in casa della famiglia Di Placido che l’avevano invitato a pranzo. Questi nel tempo divennero miei suoceri avendo sposato la loro secondogenita Teresa. Era un uomo di poche pretese e mi maravigliò perché non volle mangiare il pasto preparato se prima non si consumavano gli avanzi del pranzo precedente. Considerato, come egli era, un uomo di cultura, aveva scritto dei libri, ed erano dai pastori dell’epoca consigliati vivamente. Tutti i credenti prima o poi hanno posseduto una raccolta dei suoi libri e ricevevano il suo periodico “Il Re e il Regno”. In una riunione giovanile fece quello che oggi potrebbe essere giudicato una ostentazione. Chiamò dei giovani a leggere il primo capitolo del Vangelo di Giovanni versi da i a 14 e ci parlò per circa dieci minuti, lo fece ripetere altre cinque volte, esprimendo sempre un pensiero diverso, potete immaginare lo stupore e l’ammirazione dei presenti.
Indubbiamente è stato un grande uomo di Dio, forse vissuto fuori del suo tempo. Probabilmente un po’ per invidia un po’ per gelosia, ma certamente per incomprensione, le sue parole furono trasformate in mezzi di contesa nell’increscioso dibattito che venne ad angosciare il bello e fiorente Movimento Pentecostale Italiano d’America. Il fratello Petrelli e tutti gli altri protagonisti di quella lacerante contesa “dottrinale”, sono ormai nel “riposo dei santi”.
A distanza di quasi sessanta anni da quei giorni, posso testimoniare, tuttavia, della fedeltà di Dio 4che, nonostante la fragilità dei suoi servitori, ha guardato e fatto prosperare l’opera Sua.
AIfred J. Perna Sr.
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