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giovedì 11 aprile 2019

PREDICAZIONE. Cristo propiziazione per i peccati

In questo è l'amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati.
1 Giov. 4:10
Se non fossero state ispirate da Dio, non crederei a queste parole. E chi potrebbe crederci? La singolarità e la grandezza dell'amore che propongono potrebbero indurre ad essere scettici. La prova dell'amore potrebbe esser ritenuta immaginaria, non concreta,
e il fatto della propiziazione,
per la sua connaturata grandezza trascendente, presenterebbe difficoltà insormontabili per qualsiasi fede. Però è Dio che parla e, al suono della sua voce, l'incredulità svanisce, la prova del suo amore assume in sé un maestoso carattere definitivo e la propiziazione, sebbene rimanga un mistero insondabile, diventa una gloriosa realtà.

Il mio soggetto è:

CRISTO PROPIZIAZIONE PER I PECCATI

Voglio richiamare la vostra attenzione sui seguenti punti:

1. La necessità di una propiziazione.

Perché è necessaria? La risposta più generica è perché Dio è santo e l'uomo è peccatore. La santità di Dio è la sua gloria eccelsa. Essa rappresenta la suprema eccellenza del suo carattere e racchiude tutte le perfezioni morali che la riguardano. Dalla santità di Dio sorgono necessariamente l'odio e la repulsione verso il peccato. Dio deve detestare qualunque cosa contrastante con la purezza della sua essenza e siccome il peccato va contro la sua natura, Egli lo ha in abominio. L'antagonismo tra santità e peccato è concreto: non può esserci alcun compromesso. Tutta la Bibbia insegna che l'uomo è peccatore e la storia conferma pienamente questo insegnamento. Come può un Dio santo rimanere in armonia con l'uomo peccatore e avere comunione con lui? Da qui la necessità di una propiziazione, attraverso la quale l'uomo è giustificato e santificato. È opportuno considerare entrambi gli aspetti della salvezza. La colpa passata andava nascosta per mezzo della giustificazione; tuttavia, ciò in sé stesso non sarebbe stato sufficiente, giacché un cuore non rigenerato ritornerebbe a peccare. Qui io uso il termine santificazione come inclusivo di tutto, tanto il processo morale che ha il suo principio nella rigenerazione, quanto il suo compimento nella perfetta corrispondenza al modello della santità. Qualcuno si domanda perché non potrebbe esserci stata salvezza senza propiziazione? Io rispondo che una tale salvezza mostrerebbe il carattere di Dio in una luce assai imbarazzante. Si ripercuoterebbe sulla sua saggezza, sulla sua veracità, sulla sua giustizia, sul suo amore e, di conseguenza, sulla sua santità. In quel caso, vorrebbe dire che la saggezza non si è interrogata al meglio sugli interessi del creato; la veridicità divina diverrebbe criticabile, la giustizia perderebbe la sua inflessibile fermezza, l'amore degenererebbe in un cieco favoritismo nei confronti dell'uomo, indipendentemente da altri ordini di esseri, e la santità perderebbe la sua luminosità e la sua gloria. In altri termini, una tale salvezza priverebbe la legge divina della perfezione e favorirebbe la ribellione contro Dio. Essa scuoterebbe il trono di Dio dalle fondamenta e sovvertirebbe ogni principio del governo divino. Senza propiziazione per i peccati, non c'è salvezza degna di Dio.

2. In Cristo abbiamo la necessaria propiziazione.

Egli è Dio fatto uomo. La sua deità era indispensabile perché diventasse una propiziazione, che a sua volta fu necessaria perché Egli si sostituisse a noi. Il Creatore non avrebbe potuto prendere il posto delle creature, ma nessuna creatura può sostituirsi a un'altra creatura. La ragione è ovvia: tutte le creature, in virtù della loro relazione con Dio, sono sotto l'obbligo di amarlo e servirlo al massimo della loro capacità. Con tutto il tuo maggior potere è il linguaggio della legge che esprime le sue pretese su tutta la creazione. Quindi, nessun angelo può agire al posto di un uomo, poiché qualsiasi cosa egli possa fare gli è dovuta, nei confronti di Dio. Allo stesso modo, nessun uomo può mettersi al posto di un altro uomo. Ora, se Gesù Cristo è una creatura, se, come affermava Ario, è "simile a Dio, ma non è Dio", allora, avendo un rapporto di semplice creatura con il Creatore, Egli sarebbe obbligato a rendere conto a Dio di tutto ciò che fa e questo gli renderebbe impossibile il sostituirsi agli altri. Invece, la gloria del cristianesimo sta nel fatto che il suo Fondatore è divino. La Parola che era nel principio con Dio era Dio. Egli era sottoposto alla legge, ma non lo fu fino al momento in cui Lui stesso non le si assoggettò, come pure non fu uomo se non quando venne a nascere da una donna.

Prendendo volontariamente su di Sé le responsabilità legali di quelli che era venuto a salvare, ubbidì ai comandamenti e sopportò la condanna della legge al posto loro. Grazie alla sua sottomissione e alla sua morte - perché fu ubbidiente fino alla morte - fece l'espiazione per il peccato. Questa espiazione, definita dal testo che abbiamo letto come una propiziazione, appagò le istanze della legge e confermò la sua maestà al cospetto di tutti i mondi. La legge, essendo giusta, esige sia che vengano soddisfatte le sue richieste che le relative domande della giustizia. È in virtù del fatto che Cristo è stato stabilito quale propiziazione, che Dio può essere giusto e giustificante quelli che credono. Per loro, Cristo diventa il fine della legge per la giustizia. Il motivo è che la legge ottiene piena soddisfazione nella sua morte espiatrice. Vediamo dunque che in Cristo abbiamo la necessaria propiziazione che elimina tutte le barriere legali dalla via di un coerente esercizio della misericordia. Ma esistono anche delle barriere morali, che debbono la propria presenza alla corruzione del cuore, alla sua opposizione e inimicizia nei confronti di Dio e che, se non vengono abbattute, ostacoleranno sicuramente la salvezza, così come farebbero le barriere legali se fossero tollerate.

È una preziosa verità che la propiziazione di Cristo scatena le forze contrapposte alla depravazione dell'uomo. Essa assicura l'azione dello Spirito Santo nel rinnovamento del cuore, conferendo piena importanza e significato all'espressione "nato dallo Spirito". Infatti, l'opera dello Spirito è tanto indispensabile nella rigenerazione di un cuore, quanto lo è il sangue di Cristo nell'espiare il peccato. Né se ne può fare a meno in materia di salvezza. La propiziazione di Cristo unisce la santificazione alla giustificazione. Non solo provvede il perdono dei peccati, ma anche la santità di cuore e di vita. Ecco perché in Rom. 8:3,4 leggiamo: Infatti, ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha fatto; mandando il proprio Figlio in carne simile a carne di peccato e, a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne, affinché il comandamento della legge fosse adempiuto in noi, che camminiamo non secondo la carne, ma secondo lo Spirito. Cristo era nella carne simile a carne di peccato, ma rimase completamente libero da esso, nel senso che non fu un peccatore. E Dio, mandandolo a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne, vale a dire nella natura umana che ha peccato. Considerando questi fattori possiamo vedere ampie ragioni per la giustificazione di un peccatore e queste ragioni hanno a che fare con l'affrancamento dalla maledizione della legge. È questo un risultato della propiziazione di Cristo, ma ce n'è un altro indicato nelle parole affinché il comandamento della legge fosse adempiuto in noi, che camminiamo non secondo la carne, ma secondo lo Spirito. Qui per comandamento della legge si intendono senza dubbio i giusti precetti della legge. Tali precetti vengono adempiuti e obbediti dai cristiani in quanto persone nate dallo Spirito, le quali quindi non camminano secondo la carne, ma secondo lo Spirito. Questi precetti interessano il cuore e la vita e la rettitudine di cuore assicura giustizia di vita. Così si vede che in Cristo noi abbiamo la necessaria propiziazione; infatti attraverso di essa sono garantite la nostra giustificazione e la nostra santificazione. Questa propiziazione offre la prova più luminosa del carattere di Dio e promuove i migliori interessi dell'universo. La maestà della legge si scorge nello stesso rimedio per mezzo del quale i suoi tuoni di condanna sono messi a tacere. Il male del peccato e l'odio che Dio nutre nei suoi confronti, si possono vedere nello stesso mezzo attraverso il quale esso viene perdonato, e perciò il modo in cui un peccatore viene perdonato gli infonde il proposito di essere santo di cuore e nella vita. Quali sublimi meraviglie sono queste!

3. Che Cristo sia divenuto una propiziazione è riconducibile all'amore di Dio. Dice bene il testo in questo è l'amore: è come se il discepolo amato avesse detto "Questo è l'amore nella sua suprema manifestazione". Un tale amore non può essere trovato altrove. Che Dio è buono lo dichiarano le opere della creazione in tutta la loro incantevole varietà. E le opere della provvidenza, in tutta la loro enorme diversità, arricchiscono questa dichiarazione. Ma se vogliamo vedere quanto è buono Dio, quanto pieno d'amore è il suo cuore, dobbiamo spostare il nostro sguardo dalla creazione e dalla provvidenza alla redenzione. Dandoci suo Figlio per essere la propiziazione per i nostri peccati, il suo amore ha raggiunto il tetto massimo. Un siffatto dono svuotò i forzieri celesti, così che Dio non dà mai alcun altra cosa che non sia collegata a suo Figlio e per amor suo. Sì, il cielo si ridusse in miseria affinché la terra si arricchisse. Questo fu vero amore, un amore la cui forza e la cui pienezza nessun linguaggio può spiegare adeguatamente. Notiamo insieme alcune caratteristiche di questo amore.

1. Non fu prodotto da nessuna cosa amabile nell'uomo. L'amore dell'uomo è ispirato da qualche pregevolezza reale o immaginaria che egli ravvisa nel suo oggetto. Non è così con l'amore di Dio. Egli non vedeva che miserabilità e rovina nella condizione umana, nessuna eccellenza, nessuna virtù morale che potesse attrarlo. Tutto era odioso e repellente agli occhi della santità di Dio. Il mondo era in uno stato di inimicizia con Lui e si era ribellato alla sua autorità. Aveva rifiutato lealtà al regno divino ed era schiavo del peccato e di Satana. Cosa c'era di allettante nel carattere morale del mondo da attirare l'amore di Dio? Assolutamente nulla. Eppure, a fronte di questa totale assenza di attrattiva, abbiamo un eccezionale compendio del Vangelo in queste parole: Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Noi non possiamo spiegare perché Dio abbia amato il mondo, perché abbia così tanto amato gli uomini corrotti invece che gli angeli decaduti; sappiamo solo che nell'uomo non c'era niente che fosse degno di essere amato. Fu quindi un amore autogeneratosi, sgorgato spontaneamente dalle parti più profonde del cuore di Dio.

2. Non fu un contraccambio dell'amore umano. Il testo dice: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi. Secondo il nostro modo di pensare, immaginiamo che se avessimo amato Dio, ciò avrebbe suscitato una reazione da parte sua, in maniera tale che ci sarebbe stata una benedetta scambievolezza. Ma abbiamo visto che non c'è stato nulla del genere, anzi, l'amore è stato ricambiato con l'odio. Non c'è stato alcun amore da ricambiare. Dio non ci ha amati perché noi lo abbiamo amato, ma a dispetto della nostra inimicizia verso di Lui; infatti, noi non lo avremmo mai amato se Lui stesso non avesse suscitato in noi questo amore. L'amore che precede, l'amore nei suoi primi impulsi, si trova solo in Dio. Perciò non ci può esser stato un contraccambio dell'amore dell'uomo. Non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi.

3. Fu un amore intenso e ardente. Pensate a cosa abbia spinto Dio ad accettare che suo Figlio diventasse uomo e soffrisse. Meditate bene le parole incarnazione e morte. L'amore di Dio lo rese disponibile a permettere che suo Figlio si incarnasse. Noi uomini possiamo avere solo una debole idea di cosa ciò comporti. L'incarnazione del Figlio di Dio richiese la rinuncia temporanea della gloria che Egli aveva presso il Padre da prima che il mondo fosse e il rivestire una natura finita e non solo finita, ma anche alterata dal peccato. Egli apparve in carne simile a carne di peccato, anche se nessuna macchia di peccato fu trovata su di Lui, e congiunse l'umanità con la sua divinità. Era ricco, ma si fece povero. Chi potrebbe dire in che misura fosse ricco e quanto sia divenuto povero? Ora Dio ha tanto amato la nostra razza corrotta da stabilire che il suo unigenito Figlio si incarnasse e fosse esposto a tutte le rinunce legate all'incarnazione. Fu il suo amore che lo rese disponibile, poiché nient'altro che l'amore persuase la sua volontà. Ma non è tutto: Dio dette suo Figlio pur sapendo che doveva soffrire. Lo dette perché soffrisse e perché le sue sofferenze culminassero con la morte. Lo diede benché sapesse che, sotto la stretta del dolore, nel Getsemani avrebbero riecheggiato le sue grida di angoscia e il Calvario sarebbe stato irrorato col suo sangue. Acconsentì che patisse la morte di croce, una morte ignominiosa, fatta di dolore e di agonia, mentre i dolori della morte fisica erano nulla in confronto con i dolori lancinanti di suo Figlio. L'amore fece sì che Dio fosse disposto a tollerare che il suo Figlio si incarnasse per soffrire tutto questo, perché potesse porre l'ampio e profondo fondamento della redenzione dell'uomo. Non fu questo un amore profondo e appassionato?

4. Fu un amore universale. Dio amò il mondo e Cristo è l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo, mentre lo Spirito Santo convince di peccato il mondo. Tutto ciò mostra che il piano della redenzione ha come oggetto di misericordia la razza umana. Giudei e Gentili condividono le medesime benedizioni dell'amore di Dio. Da sempre gli ebrei erano persuasi che i privilegi del regno del Messia fossero limitati alla stirpe di Abramo, e ci volle un miracolo per convincere l'apostolo Pietro che Dio non ha riguardo alle persone. Paolo, dal canto suo, ci dice che il mistero tenuto nascosto per secoli, e fatto conoscere mediante il Vangelo, era che gli stranieri fossero eredi e membra dello stesso corpo coi Giudei. Il grande mandato è quindi che tutte le nazioni siano fatte discepole di Cristo e che il Vangelo sia predicato in tutto il mondo ad ogni creatura. L'offerta della salvezza è fatta a tutti gli uomini indistintamente, dall'equatore ai poli, e nessun clima è troppo inclemente da rendere inefficace il sangue dell'espiazione che salva dal peccato. Dio è il Salvatore universale, nel senso che ha provveduto e offre la salvezza a tutti gli esseri umani, anche se è il Salvatore speciale di quelli che credono. La genialità dell'economia evangelica mostra che l'amore di Dio è un amore globale.

5. Questo amore si manifesta glorioso nella salvezza dei redenti. Quelli che vedranno realmente ciò che vide Giovanni in visione, contempleranno una folla immensa davanti al trono proveniente da tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue, che stava in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, vestiti di bianche vesti e con delle palme in mano. Si saprà che tutti questi redenti un tempo erano nemici di Dio ma che in virtù della sua grazia onnipotente, divennero suoi amici; che un tempo erano condannati, ma che poi furono liberati dalla maledizione della legge, che prima negavano di peccare, ma che poi furono lavati nel sangue dell'Agnello da tutte le iniquità e resi puri come angeli di luce. Sarà manifesto che tutte queste, e simili altre meraviglie, furono rese possibili dall'amore di Dio che mobilitò tutti gli agenti e i mezzi per mezzo dei quali furono compiute. Quanto magnificheranno l'amore di Dio, davanti a tutti gli esseri intelligenti, suscitando la loro lode adorante, queste considerazioni!

6. Questo amore spiegherà la giustezza della condanna eterna degli empi. Sarà tremendo incorrere nell'ira di Dio, provocata dall'aver trascurato una così grande salvezza provveduta dal suo amore. Che parole solenni sono queste! Chi trasgredisce la legge di Mosè viene messo a morte senza pietà sulla parola di due o tre testimoni. Di quale peggior castigo, a vostro parere, sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e avrà considerato profano il sangue del patto con il quale è stato santificato e avrà disprezzato lo Spirito della grazia? Morire senza pietà nel tempo della legge mosaica sarà stato terribile; ma c'è un peggior castigo per coloro che respingono la salvezza di Dio. Li attende tutto ciò che è infinitamente terrificante della collera divina. Strano? Niente affatto. Il mondo era perduto, colpevole, debole, e Dio mandò il suo Figlio non per giudicare il mondo, ma perché il mondo fosse salvato per mezzo di lui. Eppure, i peccatori incalliti si rifiutano di essere salvati. Se erano inescusabili essendosi attirati addosso la condanna per mezzo del peccato, molto più lo saranno se rifiutano di essere salvati da quella condanna. Se c'era colpevolezza nel trasgredire la legge di Dio, ci sarà molta più responsabilità nel rigettare la salvezza del Vangelo. È terribile considerare le due colpe che possono gravare su un peccatore impenitente: la violazione della legge divina e il senso ancor più opprimente di colpa che produce l'aver rifiutato il Vangelo. Ahimè, questo rifiuto attira i fulmini dell'ira di Dio e risveglia i tuoni della sua indignazione! L'amore di Dio che ha provveduto salvezza illustrerà pienamente la giustezza della dannazione di quelli che la rigettano.

Osservazioni conclusive

Poiché Cristo è la propiziazione per i nostri peccati, è bene avere fiducia in Lui per essere salvati.

Quelli che confidano in Lui non saranno mai svergognati.
Quelli che Lo respingono saranno perduti per tutta l'eternità.

Sermone tratto dal Ford's Christian Repository & Home Circle, Volume 46, 1888, pagg. 262-268.

James Madison Pendleton (1811-1891) A.D.I.

PREDICAZIONE. Cristo propiziazione per i peccati

In questo è l'amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati.
1 Giov. 4:10
Se non fossero state ispirate da Dio, non crederei a queste parole. E chi potrebbe crederci? La singolarità e la grandezza dell'amore che propongono potrebbero indurre ad essere scettici. La prova dell'amore potrebbe esser ritenuta immaginaria, non concreta,

mercoledì 10 aprile 2019

PREDICAZIONE. Consulta prima il Signore, Atti 27

Quarto viaggio missionario
Paolo è inviato a Roma

1 Quando fu deciso che noi salpassimo per l'Italia, Paolo con altri prigionieri furono consegnati a un centurione, di nome Giulio, della coorte Augusta. 2 Saliti sopra una nave di Adramitto, che doveva toccare i porti della costa d'Asia,
salpammo, avendo con noi Aristarco, un macedone di Tessalonica.

3 Il giorno seguente arrivammo a Sidone; e Giulio, usando benevolenza verso Paolo, gli permise di andare dai suoi amici per ricevere le loro cure. 4 Poi, partiti di là, navigammo al riparo di Cipro,
perché i venti erano contrari.
5 E, attraversato il mare di Cilicia e di Panfilia, arrivammo a Mira di Licia. 6 Il centurione, trovata qui una nave alessandrina che faceva vela per l'Italia, ci fece salire su quella.

7 Navigando per molti giorni lentamente, giungemmo a fatica, per l'impedimento del vento, di fronte a Cnido. Poi veleggiammo sotto Creta, al largo di Salmone; 8 e, costeggiandola con difficoltà, giungemmo a un luogo detto Beiporti, vicino al quale era la città di Lasea.
9 Intanto era trascorso molto tempo, e la navigazione si era fatta pericolosa, poiché anche il giorno del digiuno era passato. Paolo allora li ammonì dicendo: 10 «Uomini, vedo che la navigazione si farà pericolosa con grave danno, non solo del carico e della nave, ma anche delle nostre persone». 11 Il centurione però aveva più fiducia nel pilota e nel padrone della nave che non nelle parole di Paolo. 12 E, siccome quel porto non era adatto a svernare, la maggioranza fu del parere di partire di là per cercare di arrivare a Fenice, un porto di Creta esposto a sud-ovest e a nord-ovest, e di passarvi l'inverno.
13 Intanto si era alzato un leggero scirocco e, credendo di poter attuare il loro proposito, levarono le ancore e si misero a costeggiare l'isola di Creta più da vicino.

La tempesta

Sl 107:23-31; 2Co 11:25-26; Is 43:1-2 14 Ma poco dopo si scatenò giù dall'isola un vento impetuoso, chiamato Euroaquilone; 15 la nave fu trascinata via e, non potendo resistere al vento, la lasciammo andare ed eravamo portati alla deriva. 16 Passati rapidamente sotto un'isoletta chiamata Clauda, a stento potemmo impadronirci della scialuppa. 17 Dopo averla issata a bordo, utilizzavano dei mezzi di rinforzo, cingendo la nave di sotto; e, temendo di finire incagliati nelle Sirti, calarono l'àncora galleggiante, e si andava così alla deriva. 18 Siccome eravamo sbattuti violentemente dalla tempesta, il giorno dopo cominciarono a gettare il carico. 19 Il terzo giorno, con le loro proprie mani, buttarono in mare l'attrezzatura della nave. 20 Già da molti giorni non si vedevano né sole né stelle, e sopra di noi infuriava una forte tempesta, sicché ogni speranza di scampare era ormai persa.

21 Dopo che furono rimasti per lungo tempo senza mangiare, Paolo si alzò in mezzo a loro, e disse: «Uomini, bisognava darmi ascolto e non partire da Creta, per evitare questo pericolo e questa perdita. 22 Ora però vi esorto a stare di buon animo, perché non vi sarà perdita della vita per nessuno di voi ma solo della nave. 23 Poiché un angelo del Dio al quale appartengo, e che io servo, mi è apparso questa notte, 24 dicendo: "Paolo, non temere; bisogna che tu compaia davanti a Cesare, ed ecco, Dio ti ha dato tutti quelli che navigano con te". 25 Perciò, uomini, state di buon animo, perché ho fede in Dio che avverrà come mi è stato detto. 26 Dovremo però essere gettati sopra un'isola».
27 E la quattordicesima notte da che eravamo portati qua e là per l'Adriatico, verso la mezzanotte, i marinai sospettavano di essere vicini a terra; 28 e, calato lo scandaglio, trovarono venti braccia; poi, passati un po' oltre e scandagliato di nuovo, trovarono quindici braccia. 29 Temendo allora di urtare contro gli scogli, gettarono da poppa quattro ancore, aspettando con ansia che si facesse giorno.

30 Ma siccome i marinai cercavano di fuggire dalla nave, e già stavano calando la scialuppa in mare con il pretesto di voler gettare le ancore da prua, 31 Paolo disse al centurione e ai soldati: «Se costoro non rimangono sulla nave, voi non potete scampare». 32 Allora i soldati tagliarono le funi della scialuppa, e la lasciarono cadere.
33 Finché non si fece giorno, Paolo esortava tutti a prendere cibo, dicendo: «Oggi sono quattordici giorni che state aspettando, sempre digiuni, senza prendere nulla. 34 Perciò, vi esorto a prendere cibo, perché questo contribuirà alla vostra salvezza; e neppure un capello del vostro capo perirà». 35 Detto questo, prese del pane e rese grazie a Dio in presenza di tutti; poi lo spezzò e cominciò a mangiare. 36 E tutti, incoraggiati, presero anch'essi del cibo. 37 Sulla nave eravamo duecentosettantasei persone in tutto. 38 E, dopo essersi saziati, alleggerirono la nave, gettando il frumento in mare.

Il naufragio

39 Quando fu giorno, non riuscivamo a riconoscere il paese; ma scorsero un'insenatura con spiaggia, e decisero, se possibile, di spingervi la nave. 40 Staccate le ancore, le lasciarono andare in mare; sciolsero al tempo stesso i legami dei timoni e, alzata la vela maestra al vento, si diressero verso la spiaggia. 41 Ma essendo incappati in un luogo che aveva il mare dai due lati, vi fecero arenare la nave; e mentre la prua, incagliata, rimaneva immobile, la poppa si sfasciava per la violenza delle onde.
42 Il parere dei soldati era di uccidere i prigionieri, perché nessuno fuggisse a nuoto. 43 Ma il centurione, volendo salvare Paolo, li distolse da quel proposito, e ordinò che per primi si gettassero in mare quelli che sapevano nuotare, per giungere a terra, 44 e gli altri, chi sopra tavole, e chi su rottami della nave. E così avvenne che tutti giunsero salvi a terra.

Predicatore: Alberto Mungai

PREDICAZIONE. Consulta prima il Signore, Atti 27

Quarto viaggio missionario
Paolo è inviato a Roma

1 Quando fu deciso che noi salpassimo per l'Italia, Paolo con altri prigionieri furono consegnati a un centurione, di nome Giulio, della coorte Augusta. 2 Saliti sopra una nave di Adramitto, che doveva toccare i porti della costa d'Asia,

mercoledì 27 febbraio 2019

RIVELAZIONE. Apocalisse 2.18-29 Lettera all'angelo della chiesa di Tiatiri

Tiatiri era situata a 30 km a Sud-Est di Pergamo nella valle del Lico, sulla via conducente a Sardi, Filadelfia e Laodicea. Era celebre per la sua industria di stoffe.
Fu rinomata per la porpora che produceva; colore della regalità e del sacerdozio.
Lidia, la prima cristiana d'Europa,
battezzata da Paolo a Filippi, venditrice di porpora, era originaria di Tiatiri (Atti 16: 14).

Vi era un tempio dedicato ad Apollo come "dio sole" sotto il sopranome Tyrimnos.
Vi si offriva anche il culto ad Artemide (Diana), che tutta la provincia dell'Asia Minore osservava.
Non ospitava templi dell'imperatore e quindi la Chiesa non aveva i problemi conseguenti.

La struttura:
1. Il destinatario (2: 18a)
2. Il Mittente (2: 18b);
3. Elogi «Amore, fede e pazienza di pochi» (2: 19);
4. Richiamo «Ma» - (2: 20) «tu tolleri Jezabel».;
5. Incoraggiamento - rimprovero - appello alla conversione e minaccia (2: 21-25);
6 promesse rassicuranti (2: 25-27) - «Ai pochi: ritieni quel che hai».

18 «All'angelo della chiesa di Tiatiri scrivi:
Queste cose dice il Figlio di Dio, che ha gli occhi come fiamma di fuoco, e i piedi simili a bronzo incandescente.

Come si presentò Gesù all'angelo della chiesa di Tiatiri?
Con il titolo di Figlio di Dio che implica la sua natura divina. Questo titolo si trova solo in questo passo del libro, ma è implicito in tutti i luoghi ove si parla di Dio come suo Padre. Esemp. 2.22; 3.5, 21; 14.1.

Come colui che ha gli occhi come fiamma di fuoco cioè che vede, scruta i più nascosti recessi, che investiga reni ed cuori.

Come Colui che piedi simili a bronzo incandiscente, che indica maestà e gloria

Perché si presenta con tali attributi?
Per sottolineare la sua sovranità nel confronto dell'angelo della chiesa.

Però prima di esprimere la sua indignazione elenca sei elogi:

19 Io conosco le tue opere, [il] tuo amore, [la] tua fede, [il] tuo servizio, la tua costanza; so che le tue ultime opere sono più numerose delle prime.

1Te 1:2-3; "le sue opere" dimostravano la sua fede sincera. Le parole che seguono definiscono le sue opere:
· "il suo amore" lo identificavano come vero credente.
· "la sua fede" era la forza motrice delle sue opere e dell'amore.
· "il suo servizio" sosteneva i credenti (diakonia).
· "la sua costanza" indicava che non scapava dai problemi (hupomoné).
· " le sue ultime opere erano più numerose delle prime" invece di diminuire. Bravo! Eb 6:9-12;
Ciononostante di questi dimostrazioni di un vera condotta cristiana v'era un problema.

20 Ma ho questo contro di te: che tu tolleri Iezabel, quella donna (lett. la donna Iezabel) che si dice profetessa e insegna e induce i miei servi a commettere fornicazione, e a mangiare carni sacrificate agli idoli.

A Tiatiri, l'apostasia è personificata in una donna, Jezabel.
Nella storia del popolo d'Israele Izebel era sposa del re Achab.
Lei era d'origine fenicia, figlia di Etbaal, re di Sidone (1 Re 16:31), il quale, secondo la tradizione, era sacerdote del culto di Baal e d'Astarte.
La Bibbia la ricorda come una sovrana potente che riuscì a trascinare il marito e il popolo intero al culto di Baal. Alla sua tavola sedettero 450 profeti di Baal.
Lei perseguitava il profeta Elia e tutti coloro che volevano restare fedeli a YHWH. L'influenza di Izebel si estese anche sulle generazioni successive, fino alla famosa Athalia (2 Re 8:18,26, 10,11).

Questa nuova Jezabel di Tiatiri stava deviando l'assemblea cristiana.
Lei sedusse i credenti alla fornicazione e di mangiare carni sacrificate agli idoli come la prima Izebel Israele.
Gli apostoli e anziani della chiesa di Gerusalemme avevano chiesto di astenersi da queste cose (At 15:28-29). Leggiamo anche 1Co 10:8, 19-22.

Chi era questa Iezabel? Si dà due possibili risposte.
1. In Ap 2,20 leggiamo letteralmente: "tu tolleri la donna Iezabel".
La parola greca per donna è la medesima come per moglie (gune).
In alcuni manoscritti dell'apocalisse dopo l'accusativo donna è aggiunto la parola "sou" tua.
In quel caso la frase sarebbe: "Iezabel, tua moglie."
Secondo ciò Iezabel sarebbe la moglie dell'angelo (del messaggero) dell'assemblea che stava distruggendo ciò che suo marito stava edificando.
Ciò è una teoria interessante ma la presenza della parola "tua" non è generalmente accettato.
Una cosa è certa: il pericolo per la chiesa di Titairi non veniva dall'esterno ma dall'interno.

2. La seconda teoria sembra più plausibile. Tiatiri era una città con un grande numero di corporazioni di artigiani fiorenti. Questo creò per i cristiani della città un problema concreto. Nessun commerciante o artigiano poteva lavorare con successo se non era membro di una di queste corporazioni. Se un commerciante rifiutava di far parte di una Gilde si trovava in una situazione estremamente difficile. Aveva poche possibilità di trovare lavoro o fare degli affari.
Perché un cristiano non avrebbe potuto diventare membro di una associazione?
Nella vita sociale di queste associazioni l'adorazione dei dèi pagani aveva un posto stabile. Nei loro pranzi comuni ogni banchetto iniziava e terminava con un bicchiere di vino come sacrificio per gli dèi, come preghiera di ringraziamento.
Inoltre tali pranzi erano generalmente preceduti da un sacrificio. Un pezzo simbolico dell'animale fu posto sull'altare e il rimanente fu dato a colui che faceva il sacrificio con cui prepava il pranzo di festa per i membri della sua corporazione.
Inoltre tali feste generalmente terminavano in orge immorali.

Quando un commerciante cristiano era membro di una corporativa e partecipava alle loro feste, allora si assicurava un successo materiale del suo mestiere.
Se invece rifiutava di diventare membro di una tale associazione e di partecipare alle loro manifestazioni egli era sicuro di andare incontro al fallimento e alla povertà.

Un Cristiano deve prendere la chiara decisione di tenersi puro dal mondo.
Ciò era una richiesta non facile. Probabilmente questa donna Iezabel ha sostenuto nel nome del Signore (profetessa) che i cristiani possono far parte delle corporazioni e partecipare alle loro usanze per proteggere i loro interessi commerciali.

Tale situazioni esistono anche oggi. Che cosa deve fare un cristiano quanto gli viene chiesto un comportamento contrario all'etica cristiana?
La situazione di Tiatiri molto attuale. Ci sono migliaia di uomini e donne che stanno di fronte a scelte come essere disonesti, divorziarsi e risposarsi.
Tempo fa mi fu detto che per avere successo a Sassari bisogna far parte della massoneria.

E' dramatico che il pericolo dei cristiani di Tiatiri non veniva dall'esterno ma dall'interno. Non vi era una persecuzione, né vi furono obbligati di offrire il culto a Cesare. Vi era una donna nella chiesa che sosteneva nel nome del Signore che si potevano fare dei compromessi.

Gesù dice:

21 Le ho dato tempo perché si ravvedesse, ma lei non vuol ravvedersi della sua fornicazione.

Vuol dire Gesù assiste a quella situazione già da tempo.
Ora il tempo di grazia sta per finire.

22 Ecco, io la getto sopra un letto di dolore, e metto in una grande tribolazione coloro che commettono adulterio con lei, se non si ravvedono delle opere che ella compie.

Se non si approfitta del tempo per ravvedersi viene inevitabilmente la punizione e non solo per lei, ma anche per coloro che la seguono.

23 Metterò anche a morte i suoi figli; e tutte le chiese conosceranno che io sono colui che scruta le reni e i cuori, e darò a ciascuno di voi secondo le sue opere.

Cristo predice anche la punizione di morte per i suoi figli. La punizione sarà tale che tutte le chiese avrebbero riconosciuto cosa? Che Gesù è colui che scruta le reni e i cuori, cioè Dio, che dà a ciascuno secondo le sue opere (Gr 17.10).

Dopo questo annuncio di giudizio Gesù non parla più all'angelo ma al rimanente fedele della chiesa.

24 Ma agli altri di voi, in Tiatiri, che non professate tale dottrina e non avete conosciuto le profondità di Satana (come le chiamano loro), io dico: Non vi impongo altro peso.
25 Soltanto, quello che avete, tenetelo fermamente finché io venga.

La storia ci dice che la chiesa di Tiatiri esisteva soltanto per un tempo molto breve perché la città fu distrutta in una guerra.
Ai fedeli Gesù dà una semplice indicazione: " quello che avete, tenetelo fermamente finché io venga."
Egli non ordinò di lasciare la chiesa ma di rimanervi ed essere fedeli.
Il giudizio su Iezabel e i suoi seguaci sarebbe avvenuto in breve. Ciò avrebbe purificato la chiesa. Oggi i cristiani troppo facilmente abbandonano la loro chiesa per far parte di un'altra chiesa. A suo tempo ciò era impossibile.

26 A chi vince e persevera nelle mie opere sino alla fine, darò potere sulle nazioni,
27 ed egli le reggerà con una verga di ferro e le frantumerà come vasi d'argilla,

Cristo promette ai credenti che perseverano nelle opere sue che governeranno insieme a lui nel suo regno. In 2Ti 2.12 sta scritto: "se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo". Vedi anche Ap 3.21; 20.4-6; 1Co 6.2-3.

28 come anch'io ho ricevuto potere dal Padre mio; e gli darò la stella del mattino.
29 Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese.

Anche questa lettera termina con l'esortazione di ascoltare ciò che lo Spirito dice alle chiese. Ma in contrasto con le lettere precedenti questa esortazione segue la promessa invece di precederla, ordine che prosegue nella stessa maniera anche nelle ultime tre lettere.

Fonte: www.chiesacristiana.info | EDAP

RIVELAZIONE. Apocalisse 2.18-29 Lettera all'angelo della chiesa di Tiatiri

Tiatiri era situata a 30 km a Sud-Est di Pergamo nella valle del Lico, sulla via conducente a Sardi, Filadelfia e Laodicea. Era celebre per la sua industria di stoffe.
Fu rinomata per la porpora che produceva; colore della regalità e del sacerdozio.
Lidia, la prima cristiana d'Europa,

lunedì 25 febbraio 2019

RIVELAZIONE. Apocalisse 2:1-7 - Lettera all'angelo dell'assemblea di Efeso

2:1 Destinatari e mittente

"All'angelo della chiesa di Efeso scrivi:
Queste cose dice Colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo ai sette candelabri d'oro.
Giovanni riceve l'ordine di scrivere all' "angelo" della chiesa di Efeso.
La parola angellos viene tradotto con angelo o messaggero.

Per la maggior parte questa parola viene usata per gli esseri celesti, ma viene anche usata per messaggeri umani (vedi Lc 7:24, 27; 9:52).
L'ordine di Gesù di scrivere all'angelo della chiesa di Efeso mi mette in imbarazzo. Perché? Perché è rivolto ad una singola persona e noi sappiamo da Luca che la chiesa di Efeso era, almeno prima dell'arresto di Paolo, condotta da un collegio di anziani (At 20.17, 28). Inoltre Paolo non usò mai il termine angelo per un fratello che aveva un ministero nella chiesa.

Il pastore Bullinger afferma che ogni lettore Ebreo avrebbe capito che si tratta del Sheli'ach Tzibbur, colui che presiede il culto e che prega in pubblico nella sinagoga. Tzibbur significa assemblea e Sheli'ach 1 mandato o angelo.

Quando questa lettera fu scritta, Efeso era la capitale della provincia senatoriale romana dell'Asia proconsolare, retta da un proconsole.
Era celebre per il tempio di Diana (Atti 19:24, 27-28, 34-35) che era considerato una delle sette meraviglie del mondo antico.

Paolo aveva visitato la città verso l'anno 53 d. C. e cioè 43 anni prima che ricevessero la lettera dell'apocalisse. Paolo rimase a Efeso per 3 anni e mezzo (Atti 19:10) e lasciò un chiesa guidata da un collegio di anziani (at 20).
Poi vi mandò Timoteo (1Ti 1.3) , quindi Tichico (2Ti 4.12).
Poi vi si stabilì l'apostolo Giovanni.

La Chiesa di Efeso era una delle più importanti della zona. Questa chiesa ha avuto la massima rivelazione di Cristo, del suo amore che sorpassa ogni conoscenza (Ef 3.18-19), le verità in merito alla Chiesa come corpo Cristo e la sua posizione celeste. (Ef 1.3; 2.6).

Come si presenta Cristo? Come Colui che tiene le 7 stelle nella sua mano destra e che cammina in mezzo ai sette candelabri d'oro. Vuol dire che protegge, sostiene, tiene il controllo, riprende e punisce i suoi messaggeri ed è ben informato su ciò che avviene nelle assemblee (1:20).

Lode - 2:2-3

La prima cosa che Gesù comunica all'angelo della chiesa di Efeso è positivo.2

Io conosco le tue opere, la tua fatica, la tua costanza;
[so] e che non puoi sopportare i malvagi
e hai messo alla prova quelli che si chiamano apostoli ma non lo sono
e che li hai trovati bugiardi.
[So] e che hai costanza,
hai sopportato molte cose per amor del mio nome e non ti sei stancato.

Tutta la lettera fino alla chiusura è personale. = le tue opere, ...

Gesù conosce le sue opere. 3
Ciò traduce il senso simbolico dei suoi occhi simile ad una fiamma di fuoco.
Tutto le parole che seguono a tue opere; spiegano le sue opere, che sono contro segnate da fatica e costanza 4, non tolleranza dei malvagi e dalla capacità di riconoscere i falsi apostoli.
Anche Paolo aveva problemi con dei falsi apostoli nella chiesa di Corinto.
Paolo scrisse (2Co 11.13-14): Quei tali sono falsi apostoli, operai fraudolenti, che si travestono da apostoli di Cristo. Non c'è da meravigliarsene, perché anche Satana si traveste da angelo di luce.

Sia nella chiesa di Efeso, di Smirne, di Pergamo e Tiatiri operavano falsi profeti (2:2, 6, 9, 14-15, 20).

Il messaggero di Efeso aveva sopportato molte cose per amor del nome di Cristo, senza perdersi d'animo.

Ecco ciò che Paolo aveva predetto concernente la chiesa di Efeso ciò che sarebbe successo dopo la sua dipartenza (Atti 20.29-30):
Io so che dopo la mia partenza si introdurranno fra di voi lupi rapaci, i quali non risparmieranno il gregge;
e anche tra voi stessi sorgeranno uomini che insegneranno cose perverse per trascinarsi dietro i discepoli.

Rimprovero - 2:4

Malgrado le varie lodi che riceve il messaggero della cheisa di Efeso dal Signore, riceve anche un duro rimprovero.

Ma ho [questo] contro di te: che hai abbandonato il tuo primo amore.

Il greco pone l'enfasi su primo. "il tuo amore, il primo hai lasciato".

L'apostolo Paolo illustra il suo primo amore con la sua devozione alla persona di Cristo con le parole (Fi 3:8): "ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo" e (Ga 2:20) "Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato sé stesso per me".

Nel primo amore la persona amata occupa il primo posto.
I cristiani di Efeso erano credenti della seconda generazione.
Benché avessero mantenuto la purezza di dottrina e esternamente sembrava tutto a posto, si era spento il fuoco del loro primo amore.

Questo è il punto di partenza di ogni fallimento individuale e comunitario.
La sana dottrina e il servizio non bastano.
Cristo vuole i nostri cuori non solo le nostre menti e le nostre mani.

Gesù ha detto: Poiché l'iniquità aumenterà, l'amore dei più si raffredderà; Mt 24.12.

Invece di iniquità possiamo mettere degli equivalenti come: disubbidienza, ribellione. L'empietà del mondo seduce anche i credenti. Lo si vede nel modo in cui i figli trattano i genitori, nel modo in cui i credenti parlano dei loro conduttori, sia della chiesa che delle nazioni, nell'etica morale, nel modo di vestirsi e conciarsi.

Comunque la situazione non è disperata. Gesù dice:

Esortazione - 2:5-6

Ricorda dunque dove da dove sei caduto, ravvediti, e compi le opere di prima,

Fai un inventario della tua vita spirituale e ritorna all'amore che hai lasciato.

Simili esortazioni ad amarre il Signore sono comuni nella Bibbia.
MT 10:37 Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me.
MT 22:37 Gesù ... disse: "Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente".

Gesù esorta a valutare la motivazione del servizio:
lo serviamo perché è giusto farlo, o lo serviamo perché lo amiamo?

Poi il Signore ammonisce dicendo:

altrimenti verrò presto da te

Lett. "ma se non", vuol dire se non ti ravvedi, se non torni indietro, "sto venendo" per fare che cosa?

e rimoverò il tuo candelabro dal suo posto, se non ti ravvediti.

Avrebbe rimosso l'assemblea di cui era responsabile. La testimonianza a Efeso si sarebbe spenta, la chiesa avrebbe cessato di esistere. Una chiesa in cui non regna l'amore non ha il diritto di essere annoverata fra le chiese di Cristo.

Ma Gesù esprime ancora una lode finale

Tuttavia hai questo, che detesti le "opere" dei Nicolaiti, che anch'io detesto.

Mi sembra che Gesù aggiunge questa lode per aiutarlo a ravvedersi.
Non odia i Nicolaiti ma le loro opere!
Non si sa niente di certo dell'identità dei Nicolaiti, che non ha senso di prendere in considerazione, perché non dobbiamo basare la nostra fede su vaghe idee.

Con ciò arriviamo alla conclusione di questa prima lettera che si rivolge a

Promessa -- 2:7

Chi ha orecchi 5 ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese.

Ricordiamo che l'apocalisse doveva essere letta nell'assemblea.
E' interessante che non dice "ciò che io dico alle chiese"; Ma ciò che lo Spirito dice.

Quando leggiamo l'apocalisse opera lo Spirito Santo.
Così ancora una volta siamo messo davanti alla realtà della trinità di Dio che è all'opera per la nostra salvezza.
Dio rivela, Gesù trasmette e lo Spirito vivifica la parola trasmessa.

Certo tutti abbiamo orecchie (pl.) ma non sempre l'orecchio per ascoltare quello che viene detto.
Perciò prima di parlare a volte Dio disse: Ascolta Israele.

Dopo questa esortazione segue una promessa.

A chi vince [io] darò da mangiare dell'albero della vita che è nel paradiso di Dio.

La parola vincere indica che cosa? Che la vita cristiana è una lotta.
Nella sua prima epistola Giovanni ha scritto: Chi è che vince il mondo, se non colui che crede che Gesù è il Figlio di Dio? (1 Gv 5:5).
Tutti i credenti, anche il più debole, ha la potenzialità di poter vincere.

L'affermazione "Chi vince"; è generale.
Per un credente della chiesa di Efeso "chi vince" è uno che riconosce che è caduto e si ravvede dell'aver abbandonato il suo primo amore e compierà le opere di prima.

Quale promessa viene fatta al vincitore?
Che Gesù gli dà da mangiare dall'albero della vita.

Ciò non implica che sarà salvato perché ha vinto.
La nostra vittoria dimostra che siamo veramente figli di Dio.
Tutti i salvati mangeranno dall'albero della vita, cioè godranno la vita eterna nella sua pienezza.
L'albero della vita, dal quale Adamo fu escluso, ritroviamo nella Gerusalemme celeste.

APPLICAZIONE

Mi auguro che Gesù possa dire di te:

conosco le tue opere, la tua fatica, la tua costanza;
e che non puoi sopportare i malvagi
e che hai un discernimento spirituale
e che hai costanza cioè perseveranza,
e che sopporti molte cose per amor del nome di Gesù senza stancarti.
senza aver abbandonato il tuo primo amore.

Penso che hai capito ciò che è più importante di ogni attività spirituale è il primo amore
Se c'è il primo amore non mancheranno le attività spirituali, perché il primo amore non può rimanere senza frutto.
Mentre ci possono essere delle attività senza questo amore, che non valgono.
E se nella tua vita dovessero mancare le suddette attività manca certamente il primo amore.

1 sheliach è il part. pass. sing. m. di shelach o shalach = mandare (mandare via, divorziare), angello.
2 Anche l'apostolo Paolo menziona nelle sue lettere alle chiese sempre le cose positive; Perfino nella lettera a credenti di Corinto ai quali aveva poi tante cose da rimproverare.
3Si tratta di una conoscenza intellettuale (oida).
4 hupomonè - perseveranza
5 chi ha orecchio (sing. VR e VD), cioè a tutti.

Fonte: http://www.chiesacristiana.info

RIVELAZIONE. Apocalisse 2:1-7 - Lettera all'angelo dell'assemblea di Efeso

2:1 Destinatari e mittente

"All'angelo della chiesa di Efeso scrivi:
Queste cose dice Colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo ai sette candelabri d'oro.
Giovanni riceve l'ordine di scrivere all' "angelo" della chiesa di Efeso.