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lunedì 13 aprile 2026

Stamattina il mio cuore è pronto per meditare...

Stamattina il mio cuore è pronto per meditare su una delle opere più delicate e più luminose della nostra fede, 
La visita agli infermi, la vicinanza a chi soffre, la tenerezza cristiana verso chi vive la fragilità del corpo e dello spirito.
Viviamo in un mondo che spesso teme la sofferenza, la nasconde, la evita. 
Ma il Vangelo ci insegna che proprio lì, nel luogo della prova, Dio si fa vicino.
Il Signore non abita solo nei cieli. 
Abita nelle lacrime dei suoi figli, nei letti d’ospedale, nelle case dove la malattia ha rallentato il passo, nei cuori che cercano forza.
Visitare gli infermi non è un gesto da compiere per abitudine, né un dovere per sentirci a posto. 
È un atto d’amore, un movimento del cuore che nasce dalla misericordia. 
È un gesto che porta conforto, consolazione e speranza a chi vive la prova.
Il Vangelo ci parla con chiarezza
Nel capitolo 25 del Vangelo di Matteo, Gesù ci consegna parole che non si dimenticano:
“Ero malato e mi avete visitato”.
E subito dopo, 
“Ero malato e non mi avete visitato”.
Queste parole non sono solo un giudizio,   sono un invito, un appello, una chiamata alla responsabilità.
Ci chiedono di guardare negli occhi chi soffre e di riconoscere in lui il volto stesso di Cristo.
 La Scrittura conferma questa chiamata. 
La Bibbia è piena di richiami alla cura, alla compassione, alla vicinanza. 
Isaia 58 
ci ricorda che il vero digiuno gradito a Dio è “sciogliere le catene della malvagità, dividere il pane con l’affamato, non sottrarsi a chi è nella carne della sofferenza”.
 Il Salmo 41 proclama, 
“Beato l’uomo che ha cura del debole: il Signore lo sosterrà nel giorno del male”.
 La Lettera agli Ebrei ci invita a ricordare 
“chi è nella prova, come se fossimo noi stessi nella stessa condizione”.
  Paolo, nella Prima Lettera ai Corinzi, ci ricorda che
 “se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme”.
 Il profeta Zaccaria ci invita a 
“non opprimere la vedova, l’orfano, il forestiero e il povero”, perché Dio ascolta il grido di chi è nel dolore.
Il libro di Giobbe ci mostra che la presenza silenziosa accanto a chi soffre è più preziosa di mille parole.
 Il Siracide ci ricorda che “la misericordia verso il prossimo è come un’offerta gradita al Signore”.
Tutta la Scrittura ci dice una cosa sola. 
 Dio è vicino a chi soffre, e chi si avvicina al sofferente si avvicina a Dio.
 Gesù stesso ha vissuto questa vicinanza. 
Il Signore non ha mai evitato la sofferenza degli altri.
Ha toccato i malati, ha ascoltato i disperati, ha guarito i cuori spezzati.
Ha pianto davanti alla tomba di Lazzaro, mostrando che anche Dio conosce le lacrime.
Ha guarito la suocera di Pietro, ha ridato speranza all’emorroissa, ha restituito dignità ai lebbrosi, ha consolato i cuori afflitti.
Ogni gesto di Gesù è un invito a fare lo stesso.
 Visitare gli infermi è un sacramento di amore
Quando entriamo nella stanza di un malato, non entriamo da soli, 
Cristo entra con noi.
È Lui che consola, è Lui che sostiene, è Lui che asciuga le lacrime.
Visitare gli infermi significa,
portare luce dove c’è ombra,
 portare dignità dove la fragilità sembra vincere,
 portare speranza dove il cuore vacilla,
 portare pace dove la paura fa rumore.
Non servono grandi discorsi,
basta una mano che stringe, un ascolto sincero, una presenza che dice 
“non sei solo”.
Un giorno, davanti al Signore…
Quando saremo davanti a Dio, non ci chiederà quante parole abbiamo detto, quante cose abbiamo posseduto, quante volte siamo stati applauditi.
Ci chiederà, 
“Hai amato? 
Hai consolato? 
Hai visitato? 
Hai avuto misericordia?”
Perché la misericordia è la misura della nostra fede.
Fratelli e sorelle,
che il Signore ci doni un cuore capace di vedere, di sentire, di muoversi verso chi soffre.
Che ci liberi dall’indifferenza, dalla fretta, dalla paura della fragilità.
Che ci renda strumenti della Sua misericordia, della Sua tenerezza, della Sua pace.
Che queste parole possano toccare il nostro spirito, 
aprire i nostri occhi e sciogliere il nostro cuore.
Che possano far nascere in noi il desiderio di essere presenza viva, concreta, amorevole, accanto a chi soffre.
E che il Signore, medico dell’anima e del corpo, ci accompagni sempre nel cammino della carità.

La pace del Signore sia con tutti noi.

Fratello Sabatino

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