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sabato 27 giugno 2026

Il Vangelo di Giovanni, al capitolo 13, ci consegna un paradigma eccelso.

Caro pastore Ciano. Questa mattina ho nel cuore un messaggio che desidero condividere con voi nella comunione santa del nostro Signore.
L’umiltà, virtù somma e principio generatore di ogni autentica vita spirituale, rappresenta la cifra distintiva del credente che aspira a conformarsi pienamente alla volontà divina. 
Essa non è semplice disposizione dell’animo, ma habitus interiore che orienta la nostra volontà verso Dio, rendendoci docili, mansueti e capaci di servire senza alcuna vanagloria.

La Scrittura ci ammonisce con autorevolezza:
 «Il saggio non si glori della sua saggezza, né il forte della sua forza, né il ricco della sua ricchezza; ma chi si gloria, si glori nel Signore».
È un monito che ci richiama alla consapevolezza che ogni bene, ogni virtù, ogni capacità proviene esclusivamente dalla grazia sovrana di Dio, e che nulla possediamo in proprio se non ciò che Egli benignamente ci concede.

Il Vangelo di Giovanni, al capitolo 13, ci consegna un paradigma eccelso. 
Il Signore Gesù, cingendosi i fianchi con un asciugatoio, versò dell’acqua in una bacinella, si abbassò e lavò i piedi ai discepoli.
In quel gesto, insieme semplice e maestoso, Egli ha impresso nella storia della salvezza la forma più alta della regalità cristiana, che non si manifesta nel dominio, ma nel servizio; non nell’elevazione di sé, ma nell’innalzare l’altro.

Gli insegnamenti del Maestro devono risuonare come un’eco perenne nei recessi più profondi della nostra coscienza spirituale:
«Perdonate e sarete perdonati; date e vi sarà dato; come farete, così sarà fatto a voi; la misura con la quale misurate sarà misurata a voi».
Sono parole che non ammettono interpretazioni accomodanti, ma richiedono obbedienza integrale, perché l’umiltà è la soglia attraverso cui si accede alla vera sottomissione alla volontà di Dio.

Il Signore dichiara:
«Io poserò il mio sguardo su colui che è umile, che ha lo spirito afflitto e trema alla Mia parola» (Isaia 66:2).
E l’Apostolo ci esorta:
«Rivestitevi dunque, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di benevolenza, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza» (Colossesi 3:12).

Dio è buono, e la Sua bontà ci convoca a un cammino di semplicità, mansuetudine e gratitudine, affinché la nostra vita sia un riflesso della Sua luce.

Con affetto fraterno, F.llo Sabatino.

domenica 21 giugno 2026

La parola che dà vita: commento ampio e profondo del f.Llo Sabatino

LA PAROLA CHE DÀ VITA: 
COMMENTO AMPIO E PROFONDO 
La vita del credente è un cammino che si regge su un fondamento solo: la Parola di Dio che abita nel cuore. Non una parola ascoltata distrattamente, non un’eco lontana, ma una presenza viva, operante, che diventa bussola, sostegno, consolazione e forza.

venerdì 19 giugno 2026

Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono.” (Ebrei 11:1) F.llo Sabatino

La fede non è un accidente dell’anima, né un’emozione passeggera che sorge e svanisce come un sentimento umano. La fede è una disposizione interiore stabile, un principio spirituale che si radica nell’intimo quando viene innestata nel terreno fecondo della Parola di Dio.

venerdì 12 giugno 2026

Stamattina il mio cuore è pronto per meditare... F.llo Sabatino

Stamattina il mio cuore è pronto per meditare su una delle opere più delicate e più luminose della nostra fede, 
La visita agli infermi, la vicinanza a chi soffre, la tenerezza cristiana verso chi vive la fragilità del corpo e dello spirito.