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giovedì 30 luglio 2026

Eleviamo oggi la nostra meditazione. (F.llo Sabatino ).



Eleviamo oggi la nostra meditazione al 
compimento supremo del disegno eterno di Dio.
Il sacrificio espiatorio del nostro Signore Gesù. 

Nell’antica economia della Legge, i sacrifici espiatori prescritti da Mosè possedevano natura provvisoria e tipologica. 
Essi venivano rinnovati anno dopo anno, perché il sangue di animali non aveva la capacità ontologica di rimuovere il peccato. Erano ombre, 
figure, 
anticipazioni profetiche. 
Il loro scopo non era la perfezione, ma l’attesa. Attendevano l’Agnello vero, l’Agnello senza difetto, l’Agnello che solo poteva togliere il peccato del mondo.

In Cristo, l’ombra diventa realtà.
In Cristo, la figura diventa compimento.
In Cristo, la promessa diventa storia.

Il sacrificio del Figlio non è rituale, 
ma ontologico, 
non è ripetibile, 
ma eterno,
non è simbolico, ma efficace. 

Sulla croce, il Figlio di Dio ha operato una sostituzione vicaria perfetta. 
Egli ha portato la nostra colpa, 
ha assunto la nostra condanna, 
ha soddisfatto la giustizia divina e ha aperto per noi un accesso nuovo e vivente alla presenza del Padre.

La Scrittura dichiara che Cristo,
dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, si è seduto alla destra di Dio. 
Il sedersi alla destra non è un gesto cerimoniale. 
È l’atto con cui il Figlio proclama che l’opera è compiuta, che l’espiazione è perfetta, che la redenzione è irrevocabile. 
Non vi è più alcun bisogno di ulteriori sacrifici, perché il sacrificio del Cristo possiede valore infinito, essendo stato compiuto da una Persona infinita.

Il peccato è stato cancellato.
La colpa è stata rimossa.
La condanna è stata annullata.
La memoria del peccato è stata dissolta nel sangue dell’Agnello.

Tuttavia, la grazia che ci ha rivestiti di una veste immacolata ci chiama a una santificazione quotidiana. 
La giustificazione è un atto compiuto una volta per sempre,
la santificazione è un cammino che si dispiega giorno dopo giorno. 
Lo Spirito Santo, che ci è stato donato, opera in noi la trasformazione progressiva che ci conforma all’immagine del Figlio.

Dio è buono,
la Sua bontà non è un concetto astratto, ma una realtà rivelata nella croce. 
La croce non è un oggetto da venerare, ma il luogo teologico in cui la giustizia e la misericordia si incontrano senza contraddirsi. 
Non adoriamo il legno, ma Colui che su quel legno ha versato il Suo sangue per noi.

E come Chiesa redenta e chiamata, noi proclamiamo che la salvezza è per grazia, mediante la fede, e che la santificazione è l’opera dello Spirito nei cuori dei credenti. 

Camminiamo dunque nella purezza, nella gratitudine, nella perseveranza, sapendo che Colui che ha iniziato in noi un’opera buona la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.

A Lui, al Figlio eterno, al nostro Redentore, sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Fratello Sabatino 

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