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giovedì 6 agosto 2026

“Ruth, la donna che veniva da Lot: la grazia che supera la genealogia” F.llo Sabatino



Fratelli e sorelle, desiderio condividere con voi una storia che mi ha toccato il cuore.
Una storia che parte da lontano, 
da una famiglia complicata, da una discendenza difficile… e arriva fino alla grazia di Dio che cambia tutto.

Parliamo di Ruth, una donna che non aveva niente, ma che Dio ha guardato con occhi di misericordia.

Prima di arrivare a Ruth, dobbiamo tornare indietro.
La Bibbia ci dice che Lot era figlio di Aran, e Aran era fratello di Abramo.
Quindi Lot era nipote di Abramo.

Questo è importante, perché ci fa capire che la storia di Ruth non nasce nel vuoto, nasce da una famiglia che ha conosciuto Dio, 
ma che ha anche vissuto momenti difficili.

Lot viveva a Sodoma.
Dio lo salva, lo tira fuori da quella città malvagia.
Ma dopo la distruzione, la sua famiglia vive un momento drammatico: le figlie, spaventate, fanno un errore grave.

Da quell’errore nascono due figli:
Moab e Ammon.

Moab diventa il padre dei Moabiti, un popolo che spesso si allontana da Dio, che vive nell’idolatria, che non ha comunione con Israele.

E da quel popolo, da quella genealogia complicata… 
nascerà Ruth, una donna che viene da una storia difficile

Ruth non nasce in Israele.
Non nasce in una famiglia che conosce il Signore.
Non nasce in un ambiente spirituale.

Ruth nasce in Moab.
E Moab nasce da Lot.
E Lot nasce da Aran, fratello di Abramo.

È una genealogia che parte bene, poi si perde, poi si confonde, poi si sporca… e poi Dio la riprende.

Il nome “Ruth”: un segno profetico

Il nome Ruth significa:
amicizia, fedeltà, compagna che rimane

E quando leggiamo la sua storia, vediamo che questo nome è una profezia. 
Ruth è una donna che rimane, che non scappa, che non abbandona, che ama con una fedeltà che oggi
 è rara.

Quando Naomi decide di tornare in Israele, Ruth fa una scelta che nessuno si aspettava.
Una scelta che cambia la sua vita e la sua genealogia.

Lei dice: “Il tuo popolo sarà il mio popolo, e il tuo Dio sarà il mio Dio.”

Fratelli, questa non è una frase poetica.
È una dichiarazione di fede.
È una conversione.
È una rinuncia totale al passato.

In quel momento Ruth lascia i suoi dèi, la sua terra, la sua cultura, la sua genealogia moabita e abbraccia il Dio vivente. 

Quando Boaz vede la fede di Ruth, le dice una frase che è una predicazione da sola:

“Il Signore ti ricompensi… sotto le cui ali sei venuta a rifugiarti.”

Le ali di Dio sono: protezione, misericordia, rifugio e appartenenza

Fratelli, qui c’è il cuore del messaggio.

Ruth non aveva una genealogia perfetta.
Non veniva da una famiglia spirituale.
Non aveva titoli.
Non aveva meriti.

Aveva solo fede.

E Dio prende quella fede e riscrive la sua storia.

Ruth diventa: bisnonna del re Davide, parte della genealogia di Gesù Cristo

Una donna moabita, una discendente di Lot, entra nella linea del Messia.

Se Dio ha preso Ruth, può prendere chiunque: chi ha un passato difficile, chi viene da una famiglia complicata, chi ha sbagliato, chi si sente escluso, chi pensa di non valere nulla. 

Quando Ruth dice:
“Il tuo Dio sarà il mio Dio”,
la sua genealogia spirituale cambia.

Non è più:

Lot → Moab → idolatria → esclusione

ma diventa:

Abramo → fede → promessa → Messia

La chiesa deve essere come Boaz

Boaz non guarda: la provenienza, 
la nazionalità, il passato. 
Boaz guarda la fede.
E la chiesa deve fare lo stesso.

Fratelli, la storia di Ruth ci parla con una semplicità che arriva al cuore.

Ci dice che Dio non si ferma davanti alle origini.
Non si ferma davanti agli errori dei padri.
Non si ferma davanti alla genealogia.
Non si ferma davanti al passato.

Dio guarda il cuore.
Dio guarda la fede.
Dio guarda chi si rifugia sotto le sue ali.

Ruth, la donna che veniva da Lot, diventa parte della promessa.
E questo ci ricorda che la grazia può prendere ciò che è lontano e portarlo vicino.

Che il Signore ci aiuti ad avere la fede di Ruth, la misericordia di Boaz, e il cuore di Dio che accoglie chiunque si avvicina a Lui.

Amen. F.llo Sabatino

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