Pace Pastore Ciano.
«Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti.»
Fratelli miei, ogni volta che leggo queste parole di Gesù, sento che non sono parole da ascoltare con leggerezza.
Sono parole che chiedono silenzio, che chiedono un cuore disposto, che chiedono verità.
Il Signore dice: «Seguimi».
Non dice: Pensa, rifletti, vediamo.
Dice: Seguimi.
È una chiamata diretta, viva, che scende nel profondo come una freccia che non sbaglia il bersaglio.
È la voce del Maestro che non cerca spettatori, ma discepoli; non cerca curiosi, ma uomini e donne pronti a camminare nella vita.
E poi aggiunge, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti.
Qui Gesù non parla solo di un funerale.
Sta parlando di una mentalità,
di un modo di vivere, di un modo di cercare conforto dove non c’è vita.
Ci sono persone che camminano, parlano, lavorano, ma sono morti spiritualmente.
Non vedono la luce, non sentono la voce del Signore, non percepiscono la chiamata del cielo.
E Gesù dice al discepolo:
Tu non appartieni a quel mondo.
Tu sei stato chiamato alla vita.
Vieni dietro a me.
Questa parola è una spada che divide.
Divide ciò che è vivo da ciò che è morto, ciò che è eterno da ciò che è temporaneo, ciò che è dello Spirito da ciò che è della carne.
E noi, come discepoli, siamo chiamati a scegliere da che parte stare.
Fratelli, questa parola tocca anche un punto delicato della vita di molti,
il rapporto con i defunti, con i cimiteri, con i riti che sembrano spirituali ma non portano alcuna luce.
Ci sono persone che passano ore tra le tombe, che portano fiori come se quel gesto potesse dare pace all’anima, che parlano ai defunti come se potessero ascoltare,
che cercano conforto in luoghi dove la vita non abita più.
Sono gesti che nascono dal dolore, sì, ma non portano alla vita.
Non portano a Cristo.
Non portano allo Spirito.
Gesù ci dice con amore, ma con fermezza:
Non cercare la vita dove
c’è la morte.
Non cercare la pace
dove non c’è più voce.
Non legarti a ciò che
non può più camminare con te.
Il Signore non ci proibisce di ricordare chi abbiamo amato.
La memoria è sacra.
Le lacrime sono preziose.
Ma ci proibisce di cercare vita in ciò che non può più darla.
Ci proibisce di costruire la nostra fede su riti che non hanno alcuna potenza spirituale.
Ci proibisce di restare legati a un mondo che non può più parlare, né guidare, né consolare.
Cristo ci chiama alla vita.
Alla vita vera.
Alla vita dello Spirito.
Alla vita che non si trova tra le tombe, ma nella Sua presenza.
Quando dice «Seguimi», ci sta dicendo:
Lascia ciò che ti trattiene.
Lascia ciò che ti fa guardare indietro. Lascia ciò che ti lega alla tristezza. Vieni con Me, perché Io sono la vita.
E quando dice
«lascia che i morti
seppelliscano i loro morti»,
ci sta dicendo:
Non vivere come chi non ha speranza.
Non imitare chi cerca conforto nei riti della morte.
Tu sei figlio della luce.
Tu sei chiamato alla vita.
Tu appartieni a Me.
Fratelli e sorelle, questa parola è per noi oggi.
È per chi porta un peso nel cuore.
È per chi ha perso qualcuno e non riesce a staccarsi dal dolore.
È per chi pensa che un fiore al cimitero possa sostituire una preghiera.
È per chi cerca pace nei luoghi dove la pace non abita.
Il Signore ci chiama a una fede viva, non a una fede che cammina tra le tombe.
Ci chiama a una speranza che guarda avanti, non indietro.
Ci chiama a una vita che non si appoggia ai riti, ma alla Sua presenza.
Che il Signore ci aiuti a lasciare ciò che appartiene alla morte.
Che ci dia la forza di seguire Lui con cuore libero.
Che ci faccia camminare nella luce, senza più catene, senza più ombre, senza più riti che non portano vita.
Che ci renda discepoli veri, capaci di dire:
“Signore, io ti seguo.
E lascio tutto ciò che non ha vita.”
Che Dio ci benedica
Fratello Sabatino

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