GLORIA AL NOME DEL SIGNORE
Carissimi Fratelli e Sorelle in Cristo,
Il dettato apostolico contenuto in questo versetto si configura come una norma teologica di rango primario,
una disposizione spirituale che regola l’intero rapporto tra la creatura redenta e il suo Creatore.
L’autore della lettera agli Ebrei non si limita a enunciare un principio morale,
ma stabilisce una condizione imprescindibile,
una sorta di statuto spirituale che disciplina l’accesso dell’uomo alla benevolenza divina: senza fede, l’uomo rimane giuridicamente e spiritualmente inadempiente rispetto alle esigenze della santità di Dio.
La fede, non è un mero assenso intellettuale, né un’adesione sociologica a un movimento cristiano. Essa è un atto ontologico,
un movimento interiore che coinvolge l’intera struttura dell’essere umano:
la coscienza, la volontà, l’etica, l’affettività e la condotta.
Credere che Dio è,
significa riconoscere la Sua esistenza,
non come concetto astratto,
ma come realtà sovrana, personale, operante, che si manifesta nella storia della redenzione e nella vita del credente. Credere che Dio ricompensa, implica riconoscere che Egli è un Giudice giusto, che valuta, discerne, premia e sostiene coloro che Lo cercano con cuore integro.
Questa verso non è un atto episodico, ma una disposizione permanente, una tensione spirituale che orienta il credente verso Dio come unica fonte di verità, grazia e vita.
Tale movimento verso Dio è reso possibile esclusivamente dall’opera dello Spirito Santo, il quale rigenera, illumina, convince, santifica e stabilisce il credente in una condizione di conformità progressiva alla volontà divina.
Senza l’intervento dello Spirito, la fede sarebbe un’astrazione.
Con lo Spirito,
essa diventa energia trasformante,
principio di vita nuova, fondamento di un’etica rinnovata.
L’Apostolo Paolo, nella sua epistola ai Romani, afferma.....
"Per fede abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore."
(Romani 5:1)
Questa pace non è un sentimento soggettivo, ma una condizione giuridica stabilita dalla giustificazione.
Il credente, mediante la fede, viene trasferito dalla condizione di inimicizia alla condizione di riconciliazione.
Per mezzo della fede, egli ottiene accesso alla grazia, una grazia che non è fluida o incerta, ma stabile, solida, nella quale il credente “sta fermo”, come colui che ha ricevuto un diritto spirituale irrevocabile.
La fede, inoltre, possiede una dimensione comunitaria.
Essa non è confinata nella sfera privata, ma si traduce in servizio ecclesiale, in edificazione reciproca, in collaborazione attiva per la predicazione dell’Evangelo.
La comunità cristiana non è un aggregato di individualità, ma un corpo spirituale nel quale ogni membro, mediante la fede, contribuisce all’avanzamento dell’opera del Signore. Una fede che non si traduce in servizio è incompleta.
Una fede che non edifica è immatura.
Una fede che non sostiene la predicazione è spiritualmente manchevole.
Tutti siamo chiamati a servire il Signore.
La fede ci abilita, la grazia ci sostiene, lo Spirito ci guida, la Parola ci regola.
Che il Signore renda la nostra fede vigorosa, perseverante, operante, capace di piacere a Dio e di produrre frutti degni della vocazione celeste.
Alla gloria di Dio,
unico Sovrano,
nei secoli eterni. Amen.vrano,
nei secoli eterni. Amen.
F.llo Sabatino

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