«Il suo volto era come il sole quando splende in tutta la sua forza.» (Apocalisse 1:16)
Questo passo è di natura profondamente cristologica, perché ci introduce non al Cristo dei giorni terreni, ma al Figlio eterno, rivelato nella pienezza della Sua gloria.
Giovanni, relegato a Patmos, non contempla un ricordo né un simbolo, né un’immagine devota: egli contempla il Pantokrator,
il Signore Onnipotente, Colui che sostiene i secoli con la sola forza della Sua Parola.
Il termine Pantokrator, presente nel testo greco della Bibbia, significa:
“Colui che tiene ogni cosa nelle Sue mani.”
Non è un titolo ornamentale, ma una definizione ontologica della sovranità divina.
Pantokrator è il Cristo che regge l’universo, che governa la storia, che giudica le nazioni, che consola i credenti.
Pantokrator è il Cristo che non dipende da nulla e da nessuno, il Cristo che non è limitato, il Cristo che non è condizionato: il Cristo che è Signore.
Il volto che risplende come il sole non è luce naturale,
è la gloria increata, la luce che non nasce e non tramonta, la luce che nessun uomo può sostenere senza tremare.
È la luce del Verbo,
la luce che rivela e nasconde, la luce che giudica e salva.
Davanti a quella luce, ogni creatura si prostra, ogni potenza tace, ogni cuore è messo a nudo.
Gli occhi come fiamma di fuoco non sono simbolo di ira,
sono la manifestazione della conoscenza perfetta del Cristo Pantokrator.
In quegli occhi non vi è inganno, non vi è ombra, non vi è esitazione: vi è la verità che penetra, la verità che scruta, la verità che nessuno può manipolare.
Il Cristo glorificato non guarda: discernisce.
Non osserva: giudica.
Non analizza: rivela.
La spada affilata che esce dalla Sua bocca è la Parola vivente del Pantokrator.
Non è arma di guerra, ma autorità sovrana.
È la Parola che separa il vero dal falso, che mette a nudo le intenzioni dei cuori, che stabilisce il giudizio sulle nazioni.
Quando Cristo parla, il mondo tace.
Quando Cristo comanda, il mondo si inginocchia.
Quando Cristo giudica, il mondo si arrende, perché la Sua voce non è voce umana: è voce di molte acque, voce che riempie il cielo e la terra.
I sette astri nella Sua mano destra attestano che il Pantokrator non è un osservatore distante,
è il Custode delle Chiese.
Le sostiene, le corregge, le rialza.
Nessuna Chiesa è abbandonata, nessun credente è dimenticato, nessun servo è lasciato solo: perché il Cristo glorificato cammina in mezzo ai candelabri, e dove cammina Lui, la tenebra non può regnare.
Giovanni cade come morto davanti al Pantokrator,
non perché Cristo lo respinge, ma perché la santità del Figlio è troppo grande per essere sostenuta da carne e sangue.
Eppure il Cristo lo tocca con la mano destra, la mano della grazia, e gli dice:
“Non temere.”
Il Pantokrator è giudice, ma è anche consolatore; è Re, ma è anche Pastore; è fuoco, ma è anche acqua viva.
E qui, fratelli, la proclamazione diventa solenne, irrevocabile, eterna.
Gesù è il Signore.
Non per titolo umano, non per tradizione, non per consenso religioso.
Gesù è il Signore perché regge i secoli,
perché scruta i cuori,
perché comanda agli angeli,
perché spezza le catene,
perché tiene la Chiesa nella Sua mano,
perché nessuno può fermarlo,
perché nessuno può oscurarlo,
perché nessuno può sostituirlo.
Gesù è il Signore,
il Signore della storia,
il Signore della gloria,
il Signore della Chiesa,
il Signore dei vivi e dei morti,
il Signore che ritorna con potenza e maestà.
A Lui, al Cristo Pantokrator, al Gesù che è il Signore, sia la gloria nei secoli dei secoli.
Amen. F.llo Sabatino

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